Carrello della spesa troppo alto: l'indagine dell'Antritrust

Pubblicato da Redazione

il 14/01/2026

Come può il nostro carrello della spesa continuare ad aumentare, anche se l’inflazione è ormai stabile? Oggi non siamo i soli a porci questa domanda.

L’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm), l’organo di garanzia che vigila anche sulle pratiche commerciali scorrette meglio conosciuto come Antitrust, ha infatti avviato un'indagine conoscitiva sulla grande distribuzione organizzata (Gdo), i supermercati in cui facciamo la spesa.

Un’indagine dovuta. Da troppo tempo, infatti, non ci spieghiamo il motivo per cui, nonostante i prezzi a scaffale siano aumentati, i redditi degli agricoltori rimangano sempre bassi.

L'aumento del carrello della spesa

Ormai è sotto gli occhi di tutti: fare la spesa è diventato impossibile. Gli ultimi dati Istat ci dicono che dall’ottobre 2021 all’ottobre 2025, i prezzi di cibi e bevande nel nostro paese sono cresciuti del 25 per cento, più dell’inflazione che si è avuta nello stesso periodo. Questo vuol dire che se nel 2021 spendevamo 100 euro, oggi per la stessa spesa ne spendiamo 125. Una situazione che riguarda tutti, ma che colpisce duramente soprattutto i bassi redditi, costretti a tagliare tutto, tranne gli acquisti di base. E il cibo è uno di questi.

Secondo l’Antritrust, il fatto che a crescere siano solo i prezzi dei prodotti in vendita, e non più l’inflazione, può nascondere una pratica commerciale scorretta. I grandi player della distribuzione hanno sempre motivato questi rincari  puntando l’indice sull’aumento delle materie prime, ma secondo l’Antritrust i supermercati potrebbero aver approfittato degli anni di picco inflattivo, solo per far crescere i profitti. A svantaggio di chi? Non solo di cittadine e cittadini che fanno acquisti, cioè tutti noi, ma anche dei fornitori che vendono cibo ai distributori, che hanno margini di guadagno bassissimi. Tra questi, gli agricoltori che forniscono i supermercati di fresco.

Il provvedimento dell'Antitrust

Come si legge nello stesso provvedimento dell’Agcm, infatti, “a monte della filiera agroalimentare vi è una base produttiva estremamente frammentata, composta da diverse migliaia di fornitori. A valle della catena, invece, si osserva un settore della distribuzione finale caratterizzato da un livello di concentrazione piuttosto elevato e crescente nel tempo, che potrebbe consentire alle catene della GDO di imporre unilateralmente le condizioni economiche e operative della fornitura, spuntando e trattenendo margini di guadagno “ingiustificatamente” superiori a quelli riconosciuti ai propri fornitori”. 

Per l’Antitrust risulta per questo “meritevole di approfondimento” il ruolo che ha giocato la Gdo nella ripartizione del valore lungo la filiera e la formazione dei prezzi. Per l’organo di vigilanza nazionale, è fondamentale mappare le centrali d'acquisto operanti nel settore per esaminarne le modalità operative e i livelli di coordinamento. L'analisi dovrà approfondire il loro impatto nella negoziazione delle condizioni contrattuali e nei meccanismi di determinazione dei prezzi al consumo. Vale a dire qual è l'impatto della struttura distributiva sui contratti e sui prezzi dei prodotti che acquistiamo.

Denunce che portiamo avanti da anni 

Un annuncio che conferma le denunce e le battaglie che portiamo avanti da anni. La Gdo, attraverso cui passa oggi l’80% degli acquisti alimentari, è alla testa di una lunga filiera, dove la parte produttiva è la più penalizzata. La fragile condizione dei produttori è spesso alla base di episodi gravissimi di sfruttamento e caporalato nelle nostre campagne.

Già con la nostra campagna Filiera Sporca, individuavamo nei supermercati l’apice di una catena di sfruttamento che arrivava ai campi di pomodori e arance del sud Italia. La nostra campagna “Astenetevi” ha poi fatto luce su uno degli strumenti usato dalla Gdo per acquistare prodotti agroalimentari al di sotto dei costi di produzione, le aste al ribasso. Questa pratica, in uso presso le principali catene distributive, grazie alla nostra battaglia, è stata vietata con la Direttiva europea 633/2019 sulle pratiche commerciali sleali nella filiera agroalimentare. Ma lo squilibrio tra le parti è ancora fortissimo. 

Lo ha confermato anche l’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (Ismea), che sottolinea come su 100 euro di spesa, solo 7 euro vanno agli agricoltori per i prodotti agricoli freschi, 1.50 euro per quelli trasformati dall’industria agroalimentare.

Una situazione che genera enormi profitti da un lato e povertà e miseria dall’altra. Oggi il sistema agroalimentare collassa da tutte le parti: chi produce non riesce a vivere della propria terra, chi fa la spesa non riesce a mangiare cibo di qualità. 

Non è la prima volta che l'Antitrust indaga sulla Gdo

Non è la prima volta che l'Antritrust apre una indagine contro la Gdo e le motivazioni in passato non erano così diverse. L'Autorità ha monitorato l'aumento del potere di mercato della grande distribuzione organizzata nei rapporti commerciali con i fornitori; ha contestato a Eurospin Italia una violazione dell'art.62, che vietava al soggetto più forte in un accordo commerciale, di imporre condizioni non eque al soggetto più debole; e in fase pandemica, ha indagato sull'andamento dei prezzi di vendita al dettaglio e dei prezzi di acquisto all'ingrosso di generi alimentari di prima necessità. 

La necessità di una nuova alleanza: Terra Comune

Anche per questo, stiamo lavorando per costruire una grande alleanza con diverse realtà che lavorano con il cibo, da un punto di vista agricolo, sociale e culturale: “Terra Comune” è la casa di chiunque voglia contribuire a uscire da questa policrisi, di chi voglia battersi per riconnettere la società a partire dalla giustizia ambientale, sociale e alimentare.


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