Gli agricoltori Ue in protesta: chi produce cibo va sempre ascoltato

Pubblicato da Redazione

il 31/01/2024

Trattori in strada

In Europa più che delle proteste degli agricoltori, si è tornato a parlare di agricoltura. O almeno è quello che ci auguriamo. A distanza di pochi mesi dal voto europeo, il settore primario, ben consapevole dell'importanza della partita che si giocherà il prossimo giugno, ha deciso di prendere parola.  Proteste complesse, come complesso è il settore agricolo, che di rado scende in piazza. Per questo, quando succede, bisogna mettersi in ascolto e capire qual è l'origine del malcontento. Le proteste di queste settimane hanno diverse cause, eppure c'è un denominatore comune che le unisce: la scarsa redditività. Oggi, come con Terra! raccontiamo da tempo, fare l'agricoltore non conviene più a nessuno, perché il costo del cibo è troppo basso e di conseguenza, i redditi non consentono una vita dignitosa.  Ecco perché in Ue le aziende agricole continuano a chiudere. Negli ultimi quindici anni, hanno chiuso i battenti 5.3 milioni di aziende. Oggi ne restano meno di 10. Bisogna tornare a mettere l'agricoltore al centro della filiera agroalimentare e questo può voler dire solo una cosa: smettere di produrre cibo a prezzi stracciati. Ad inaugurare questa stagione di proteste la Germania. Sia qui che in Francia il governo ha infatti annullato i sussidi per il gasolio. Ma la protesta è andata avanti in Polonia, Romania, stati ormai schiacciati dal peso dell'import dei prodotti ucraini. In Spagna, in Olanda e ovviamente in Italia. A capeggiare questa ondata di proteste, nel nostro paese, i CRA (Comitati riuniti agricoli), guidati da una vecchia conoscenza del 2012, Danilo Calvani,  ex fondatore della Lega nel Lazio e ex leader del Movimento 9 dicembre-Forconi, protagonista di alcune mobilitazioni di piazza contro il governo Monti. A questi Comitati si sono aggiunti agricoltori solitari o piccoli gruppi che però sono riusciti ad attirare l'attenzione del governo Meloni, inizialmente molto freddo rispetto alle mobilitazioni. Mobilitazioni nate proprio dai tagli di questo governo, che ha eliminato l'esenzione Irpef, ha cancellato l’esenzione contributiva di 2 anni per gli imprenditori agricoli under40 e ha reso l’assicurazione contro gli eventi climatici estremi obbligatoria. Eppure le proteste italiane e europee sono lette dai media internazionali e dalla società civile unicamente come una sfida all’agenda verde dell’Unione Europea.

Quasi ovunque i manifestanti si scagliano contro il Green Deal e la sua artefice Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, oggi in corsa per un nuovo mandato. Vero. Ma ciò che chiedono in assoluto i produttori è di essere pagati in modo dignitoso, e non ad un prezzo che spesso è molto al di sotto dei costi di produzione come accade oggi. Quando saranno eliminate le politiche ecologiche tanto detestate da qualcuno, chi pagherà dignitosamente gli agricoltori? Nessuno.

Il ruolo dei cambiamenti climatici, la perdita di biodiversità, i bassi redditi e i prezzi che sfiorano pericolosamente i costi di produzione sono le più grandi minacce che un produttore si trova ad affrontare. Ecco perché bisogna avere il coraggio di intervenire su queste politiche del cibo. E quindi bisogna rivedere completamente la PAC, la Politica Agricola Comune, che oggi rappresenta un terzo del bilancio europeo, lo strumento principe con cui viene finanziato il settore agricolo.

Ascolta le parole di Fabio Ciconte, Direttore di Terra!

Oggi in quelle piazze c'è chi chiede di rivedere i criteri di erogazione di questo denaro. Criteri che, nonostante l’opposizione delle realtà ambientaliste, premiano ancora le aziende che hanno più ettari, meno inclini alla sostenibilità agricola. Basti pensare alla Romania, uno dei teatri delle proteste di queste settimane, il paese con più aziende agricole in Europa, circa 3.5 milioni, il 90 per cento delle quali è però inferiore ai 5 ettari. Un’economia schiacciata dai vincoli Ue.
Bisogna continuare a produrre ma bisogna cambiare qualcosa. E chi strumentalizza questa protesta in chiave antiambientalista è in cattiva fede. Bisogna ricercare una complessità che vada oltre una bistecca di carne sintetica, con cui si è inquinato un dibattito su un tema che resta cruciale per le nostre vite: produrre cibo sostenibile e accessibile per tutte e a tutti. 


Per seguire la protesta degli agricoltori, abbiamo preparato per te una rassegna stampa dei principali articoli che stiamo curando sul tema e delle interviste rilasciate sui media nazionali:    

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