Pubblicato da Maria Panariello
il 09/01/2026
Vent’anni fa non lo avremmo nemmeno immaginato, eppure è stata proprio l’Italia l’ago della bilancia per il sì alla firma del Mercosur, il trattato commerciale tra Unione europea e i paesi del Sudamerica (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay), che punta a liberalizzare ulteriormente gli scambi, agevolando l’ingresso nel mercato europeo di prodotti agricoli (soprattutto carne e mangimi) provenienti da paesi in cui gli standard ambientali, sociali e sanitari sono più bassi di quelli richiesti agli agricoltori europei.
Dopo oltre venticinque anni di negoziati, l’intesa è stata approvata oggi dagli ambasciatori degli Stati membri del Coreper (Comitato dei Rappresentanti Permanenti), con i voti contrari di Francia, Austria, Ungheria, Polonia e Irlanda e l’astensione del Belgio. La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, lunedì volerà in Paraguay per la firma ufficiale.
Il raggiungimento dell’intesa ha causato disordini in diversi paesi europei. A Parigi, gli agricoltori hanno sfilato per le strade della città, raggiungendo l’Arco di Trionfo a bordo dei trattori, chiedendo al governo di rinunciare all’accordo, cosa che hanno effettivamente ottenuto; in Grecia, hanno bloccato le autostrade principali. In Italia, solo il Coapi (Coordinamento Agricoltori e Pescatori Italiani) è sceso in piazza a Milano nella giornata di venerdì.
I trattori tornano in piazza. Perché protestano gli agricoltori
Il Mercosur rivela spaccature e contraddizioni
Una parte degli agricoltori europei sa bene infatti che la firma del trattato genererà una concorrenza al ribasso, una pressione sui prezzi e una difficoltà ulteriore a lavorare secondo pratiche sostenibili, nel rispetto dell’ambiente e della salute. Eppure l’industria non ha questa posizione. Il Mercosur sta evidenziando spaccature e contraddizioni che in pochi riuscivano a comprendere finora. Da un lato c’è la parte produttiva, gli agricoltori, che non vogliono un accordo che li mette in competizione sleale con produzioni ottenute a costi ambientali e sociali più bassi. Dall’altro, una parte dell’agroindustria, che invece vede in questa intesa la possibilità di aprirsi a nuovi mercati esteri, liberi dai dazi statunitensi, e la considera strategica per importare materie prime a basso costo e aumentare l’export di prodotti trasformati.
Il dibattito mediatico di queste ore si sta pericolosamente concentrando sull’agroindustria, sulle “praterie” da conquistare nel Sud America, sulle possibilità di crescita economica per i prodotti trasformati e molto meno sui rischi economici e ambientali cui andranno incontro le nostre aziende agricole (che chiuderanno a ritmi sempre più preoccupanti), ma anche la nostra salute di cittadini europei. E, diciamolo chiaramente, non saranno le garanzie di maggiori controlli alle frontiere o di nuove clausole di reciprocità unilaterali a risolvere i problemi.
Le false promesse del governo Meloni e l’astuzia di von der Leyen
In Italia, il governo Meloni sta tentando di far digerire il boccone amaro del Mercosur, facendo passare l’idea che l’Italia sia riuscita a strappare alla Commissione Ue più fondi per il comparto agricolo. Il riferimento è ad una lettera inviata da Ursula von der Leyen alla presidenza del Consiglio Ue e alla Presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, con cui si consentirebbe agli agricoltori un accesso anticipato fino a 45 miliardi di euro in più per l’agricoltura, rispetto a quanto previsto nel prossimo bilancio pluriennale europeo.
In sintesi, la proposta avanzata dalla Commissione Europea di Ursula von der Leyen mira a un'erogazione più rapida ed efficiente dei fondi della Politica Agricola Comune (PAC) per il prossimo ciclo di bilancio, che coprirà gli anni 2028-2034. Un’offerta arrivata alla vigilia della riunione straordinaria dei ministri dell’Agricoltura dei 27 stati membri, svoltasi a Bruxelles lo scorso 7 gennaio.
Una mossa arguta di von der Leyen, che da un lato spinge Meloni sul podio dei capi di stato che hanno strappato una promessa alla Commissione - all’Italia potrebbero essere destinati 10 miliardi in più sui prossimi stanziamenti della PAC - e dall’altro mette in sicurezza la firma dell’accordo commerciale. Ma la verità è che, con questa lettera, la presidente von der Leyen non ha garantito un aumento dell'importo minimo vincolato per il sostegno al reddito della PAC. Questi 45 miliardi non sono una spesa aggiuntiva garantita perché rappresentano, nella pratica, solo un’anticipazione di quelle già previste per il bilancio 2028-2034.
Resta il fatto che sul Mercosur stiamo assistendo a un cambio di casacca senza precedenti, dopo un negoziato durato oltre vent’anni, che rischia di essere l’ennesimo colpo inferto alle piccole aziende agricole e ai cittadini europei e l’ennesimo regalo a quel pezzo di agroindustria che vede in questo trattato uno strumento essenziale per importare materie prime a basso costo e aumentare l’export di prodotti trasformati, con buona pace dei diritti ambientali, sociali e standard sanitari.
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