Accordo in Europa sulle pratiche sleali della GDO

Pubblicato da Redazione

il 20/12/2018

Accordo sulla Direttiva contro le pratiche sleali

Ieri Parlamento Europeo, Commissione e Consiglio hanno raggiunto un accordo sulla direttiva che inquadra le pratiche sleali della Grande distribuzione organizzata. Un testo che può riequilibrare, almeno in parte, la disparità di potere all'interno della filiera agroalimentare.

Aumenta da 50 a 350 milioni di euro la soglia minima di fatturato delle aziende agricole e imprese agroalimentari a cui si applicherà il nuovo impianto normativo. In questo modo, molte più aziende saranno tutelate dalle possibili ritorsioni commerciali dei gruppi della distribuzione organizzata.

La direttiva rappresenta una sorta di legge quadro, che gli Stati membri possono rafforzare. Questa è una buona notizia, perché ad esempio tra le pratiche sleali elencate dal testo, non figurano le pericolose aste on line al doppio ribasso, che da anni Terra! ha portato all'attenzione dei decisori politici con inchieste e campagne.

"Accogliamo con favore questo accordo sulla direttiva europea - dichiara Fabio Ciconte, direttore di Terra! - Un passo avanti verso la piena tutela di produttori e fornitori da meccanismi talvolta vessatori messi in campo dalla Grande distribuzione organizzata. Tuttavia, riteniamo importante che nel 2019, quando l'Italia sarà chiamata ad incardinare questa legge nel suo ordinamento, vengano inserite nell'elenco delle pratiche sleali anche le aste al doppio ribasso".

Nell'accordo tra le istituzioni europee, le pratiche da abolire passano da 8 a 16 e comprendono il pagamento per servizi non resi, l’obbligatorietà di un contratto scritto se richiesto dal fornitore, l’abuso di informazioni confidenziali da parte dell’acquirente, le ritorsioni commerciali, il pagamento per la gestione del prodotto alla consegna, il pagamento per la gestione dei reclami dei clienti, l’estensione del pagamento a 30 giorni per i prodotti deperibili e a 60 per quelli non deperibili, il divieto di trasmettere al fornitore i costi di advertising.

"Da anni sosteniamo che tra gli elementi disfunzionali della filiera il primo nodo da sciogliere sia quello dello strapotere della GDO - conclude Ciconte - I meccanismi di abbattimento del prezzo all'origine hanno infatti un impatto a catena sulla parte industriale e agricola, contribuendo a creare condizioni svantaggiose per chi lavora la terra e raccoglie il nostro cibo per qualche euro l'ora. Da oggi l'Italia ha uno strumento in più per migliorare le condizioni dei suoi lavoratori agricoli: ci aspettiamo che lo faccia al più presto".

 

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