Nuova PAC: iter accelerato per azzerare le norme ambientali

Pubblicato da Redazione

il 11/04/2024

Un agricoltore guarda il proprio campo

Oggi il Parlamento Europeo si è espresso a favore dell'iter legislativo accelerato con 432 voti a favore, 155 voti contrari e 13 astensioni. Una procedura usata solo in casi di forte emergenza: per il Green pass durante la pandemia; per la crisi energetica dopo l'invasione della Russia in Ucraina e per l'invio di munizioni in Ucraina.

Le elezioni europee sono alle porte. E l'impatto delle proteste "dei trattori", come sono state definite dalla stampa europea, risuonano ancora tra i seggi dell'Europarlamento. Ecco perché a Bruxelles, sulla scia di quelle manifestazioni, si sta cercando di approvare in tempi record, prima della fine di questa legislatura, alcune modifiche alla Politica Agricola Comune (PAC). L'obiettivo sembra chiaro: raccogliere il malcontento degli agricoltori e portarlo in una direzione anti ambientalista. E questa volta, l'esclusione delle realtà ambientaliste dai dialoghi istituzionali (in Italia, a febbraio il ministro delle Politiche Agricole Lollobrigida ha convocato le realtà produttive, escludendo le associazioni che da anni lottano per la tutela dell'ambiente e del reddito degli agricoltori) avrà un impatto ancora più forte del passato sull'agricoltura di domani.

L'attacco alla PAC e al Green Deal

Intorno alla PAC girano infatti grandi interessi. La Politica agricola comune è il più grande finanziamento al comparto agricolo europeo, che corrisponde a circa un terzo del bilancio comunitario. Uno dei bersagli di una parte dei trattoristi scesi in piazza nei mesi scorsi, insieme al Green Deal, il pacchetto di misure ambientaliste approvato (e in parte smantellato) dalla presidente della Commissione Ue Ursula Von Der Leyen, da alcuni agricoltori trasformato in un capro espiatorio dei problemi del settore (Leggi l'articolo di Fabio Ciconte su Domani). Anche se a rafforzare questa lettura, ci ha pensato la destra europea, da sempre ostile ad ogni misura ambientalista.

Oggi il criterio su cui poggia l'erogazione dei fondi PAC è legato alle dimensioni dei terreni: più grande sei più soldi ricevi. Quindi è giusto rivederla, magari finanziando le aziende che contribuiscono a rendere sostenibile il comparto, che tutelano la biodiversità e che producono un cibo di qualità rispettando i diritti del lavoro. E' anche grazie a quella architettura PAC basata sugli ettari infatti, che in Ue si è fatto strada il modello agroindustriale, basato sul principio della iperproduzione e della chimica, che ha però portato all'aumento delle emissioni di CO2 in atmosfera e ha determinato la chiusura delle piccole aziende, le guardiane degli ecosistemi. In Ue negli ultimi quindici anni, hanno chiuso 5.3 milioni di aziende piccole. Ne restano meno di 10 milioni. 

Cosa accade adesso?

Ad opporsi all'iter legislativo accelerato per modificare la PAC, la Sinistra europea e il gruppo dei Verdi, oltre ad una trentina di membri dei Socialisti e democratici e i non iscritti (tra cui la delegazione del Movimento 5 Stelle). La Commissione per l’Agricoltura e lo sviluppo rurale (Agri) del Parlamento europeo ora avrà la possibilità di sottoporre la propria posizione all’Aula nell’ultima plenaria prevista prima delle elezioni, quella del 22-25 aprile. Le modifiche saranno poi adottate dal Consiglio e pubblicate sulla Gazzetta ufficiale europea.

I ministri dell'Agricoltura hanno già fatto sapere che i governi Ue appoggeranno la proposta della Commissione di eliminare molte misure ambientaliste dai regolamenti della PAC. Ad esempio, tra le modifiche ci sarà l'eliminazione definitiva della destinazione di “una quota minima di terreno coltivabile ad aree non produttive”. E agli stati inoltre sarà concesso di esentare gli agricoltori da queste norme, qualora queste violassero i loro obiettivi economici. 

Ancora una volta la PAC sta ridisegnando il futuro del comparto agricolo, da cui proviene il 12% dei gas serra in Ue (il 70% solo dagli allevamenti intensivi), in una chiave distopica e dannosa per tutti. Noi respingiamo queste modifiche al mittente e chiediamo alle istituzioni Ue di affrontare la difficile condizione economica dei produttori Ue, senza dimenticare l'urgenza di adottare politiche amiche dell'ambiente!

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