Imballaggi: il Consiglio Ue adotta la posizione negoziale. L'Italia dice no

Pubblicato da Redazione

il 24/10/2023

Scaffale con frutta in plastica

Aggiornamento del 19/12/2023

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Il Consiglio Ue dell'Ambiente ha raggiunto un accordo sulla proposta di regolamento sugli imballaggi e sui rifiuti da imballaggio, il Packaging and Packaging Waste Regulation, approvato a maggioranza con il solo voto contrario dell'Italia. Da mesi il nostro paese si è posto in aperta ostilità nei confronti di questo provvedimento, che considera lesivo di un settore, quello del riciclo, che da noi ha dato risultati molto positivi (L'Italia nel 2022 ha riciclato il 71,5% dei rifiuti da imballaggio). Ma poiché il Consiglio ha votato "a maggioranza qualificata", ossia senza veto, il testo è passato comunque. Ora la partita si sposta al trilogo, ossia al tavolo negoziale formato da Consiglio Ue, Parlamento Ue e Commissione.

Il Consiglio, che ha esteso la data di applicazione del regolamento a 18 mesi dopo la sua entrata in vigore, ha adottato un testo molto più vicino a quello licenziato dalla Commissione nel 2022 che a quello licenziato a novembre scorso dal Parlamento, più conciliante con le posizioni italiane, in cui si concedevano alcune deroghe a quei paesi virtuosi nel riciclo, come l'Italia.

Il regolamento stabilisce i requisiti per garantire che gli imballaggi siano sicuri e sostenibili, chiedendo alle imprese che tutti gli imballaggi messi sul mercato siano ricilabili. Pur mantenendo questo assunto, gli Stati membri hanno concordato che gli imballaggi saranno considerati davvero riciclabili quando sono progettati per il riciclo dei materiali. La road map è la seguente: i rifiuti da imballaggi vanno ridotti del 5% entro il 2030, 10% entro il 2035, 15% entro il 2040. 

Tra le altre cose, le nuove norme introducono restrizioni su alcuni formati di imballaggio, tra cui gli imballaggi in plastica monouso per frutta e verdura (come la IV gamma, di cui abbiamo parlato poco più sotto o qui), per alimenti e bevande, condimenti, salse all'interno del settore HORECA e prodotti di cosmetica. Tuttavia il Consiglio ha introdotto la possibilità per gli Stati membri di stabilire esenzioni in determinate circostanze, anche per frutta e verdura biologica.

Il Consiglio ha stabilito che le bustine di tè e le etichette adesive su frutta e verdura devono essere compostabili, sottolineando che i consumatori devono essere ben informati sulla composizione materiale degli imballaggi e il suo corretto smaltimento quando diventano rifiuti.

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Aggiornamento del 22/11/2023

Il Parlamento europeo riunito in sessione plenaria a Strasburgo ha approvato – con 426 voti a favore, 125 contrari e 74 astensioni – la propria posizione negoziale sul Packaging and Packaging Waste Regulation, il regolamento sugli imballaggi dell'Unione, che ha l'obiettivo di ridurre gli imballaggi e i rifiuti da imballaggio in Ue. 

Dopo mesi di battaglie, il testo uscito dalla plenaria sembra premiare chi aveva intravisto nel Regolamento un attacco al riciclo. Europarlamentari italiani in testa. Per questo motivo al Parlamento, sono stati presentati oltre 500 emendamenti al primo testo avanzato dalla Commissione nel novembre 2022. 

Al termine del voto, sono passati emendamenti decisivi proposti dai nostri eurodeputati - in particolare agli art. 20 e 26, che hanno introdotto deroghe precise e limitato la lista di imballaggi monouso messi al bando, come le buste da insalate della IV gamma, un segmento di mercato molto forte, che Terra! ha raccontato mettendone in luce l'impatto ambientale.

Ora bisognerà attendere la posizione finale del Consiglio Europeo entro metà dicembre.

Un mese fa, la Commissione per l'Ambiente e la sicurezza alimentare del Parlamento, ha approvato una relazione con cui si sancisce un cambio di passo rispetto al passato: l'UE ha infatti deciso di sostenere una strategia che punti al riuso più che al riciclo, in quanto il riciclo sembra non essere più sufficiente da solo a ridurre i rifiuti da imballaggio. "Gi ultimi dati disponibili ci dicono che tra il 2010 e il 2021 i nostri rifiuti da imballaggio sono aumentati di oltre il 24%, più rapidamente del Pil e della nostra capacità di riciclaggio. Solo nel 2021 abbiamo osservato l’aumento più significativo, del 6% rispetto al 2010:  il riciclo non è dunque abbastanza" ha dichiarato il commissario Ue per l'Ambiente, gli oceani e la pesca, Virginijus Sinkevičius. E proprio questa linea ha provocato il malcontento di alcuni gruppi industriali, che hanno investito in questi anni nel settore del riciclo. 

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La Commissione per l’Ambiente e la sicurezza alimentare (Envi) del Parlamento Europeo ha approvato con 56 sì, 23 voti contrari e 5 astenuti la sua relazione sul nuovo regolamento sugli imballaggi, il Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR) ,proposto dalla Commissione Europea nel novembre 2022 e che andrà a sostituire la direttiva del 1994, poi modificata nel 2018. 

Il testo passato oggi dovrà essere votato in una seduta plenaria del Parlamento il prossimo 22 novembre e successivamente passerà al vaglio del trilogo, con Commissione Ue e Consiglio Ue. Ma questo voto segna certamente un cambio di passo rispetto al passato. L’obiettivo principale del nuovo Regolamento è infatti ridurre i rifiuti di imballaggio in Europa del 37% entro il 2040 attraverso la prevenzione della produzione di rifiuti da imballaggi.

Per raggiungere questo risultato, la Commissione nel 2022 ha tracciato alcune linee d’intervento: le aziende dovranno offrire ai consumatori una certa quota di prodotti in contenitori riutilizzabili o ricaricabili, ad esempio per le bevande e i pasti da asporto. Saranno vietati quelli monouso per frutta e verdura, se di un quantitativo inferiore a 1kg e questo divieto sarà anticipato dal 2030 al 2027. Previste esenzioni nel caso di una necessità dimostrata “di evitare la perdita di acqua, l’inverdimento o la perdita di turgore, i rischi microbiologici o gli shock fisici”, ma anche per prodotti DOP e IGP. L’elenco dettagliato dei prodotti interessati viene stabilito dalla Commissione entro sei mesi dall’entrata in vigore del regolamento, dopo aver consultato gli Stati membri e l'EFSA (Autorità sicurezza europea).

Sarà inoltre introdotta un'etichettatura compostabile per i prodotti ortofrutticoli. Diverse misure mirano inoltre a rendere gli imballaggi completamente riciclabili entro il 2030, tra cui l’introduzione di un sistema di deposito cauzionale obbligatorio per le bottiglie di plastica e le lattine di alluminio in tutti i Paesi dell’Unione europea entro il 2029.

Ma il Regolamento ha provocato la reazione di consorzi e aziende del made in Italy, dal campo alla tavola, che hanno lavorato e investito sul riciclo e che oggi guadagnano dalla vendita dei materiali riciclati. Gruppi che in questi mesi hanno provato a fermare e modificare il Regolamento e che - denunciano- se passerà il regolamento, oltre il 30 per cento del nostro Pil sarà colpito.

Anche oggi, giorno di votazione, alcuni europarlamentari appartenenti ai partiti di governo - Fratelli d'Italia, Forza Italia e Lega - hanno espresso tutta la loro preoccupazione per un Regolamento che "rischia di creare un danno economico al settore". L'opposizione è stata talmente forte che sono stati 2741 gli emendamenti depositati da maggio scorso. Ma di questi alla fine solo 35 oggi sono andati al voto.

A sentire invece i fautori del Regolamento, è sbagliato soffermarsi sulla contrapposizione che gli eurodeputati italiani hanno fatto emergere tra il concetto di riciclo e riuso. Due concetti che per i politici e le ong del Nord Europa non sarebbero assolutamente in antitesi tra loro. Il passo in avanti del Regolamento consiste proprio nell'agire sulla prevenzione e non sugli effetti. E questo si nota se si guarda alle azioni in campo decise per i rifiuti di imballaggio in plastica. I deputati ambiscono ad una loro graduale diminuzione: 10% entro il 2030, 15% entro il 2035 e 20% entro il 2040. Questo implicherà anche il divieto di vendita di borse di plastica molto leggere (sotto i 15 micron), a meno che non siano necessarie per motivi igienici o fornite come imballaggio primario per alimenti sfusi per aiutare a prevenire gli sprechi alimentari.  

Al tema degli imballaggi in uso nella Grande distribuzione Organizzata (GDO), i supermercati dove facciamo la spesa, abbiamo dedicato tanti articoli, come questo. I volumi di plastica che si vedono nelle corsie, ormai, suonano come un atto di negazionismo climatico. L'imballaggio è infatti uno dei principali utilizzatori di materiali vergini (il 40% della plastica e il 50% della carta utilizzata nell'UE sono destinati agli imballaggi) e produce il 36% dei rifiuti solidi urbani. Non solo. Il packaging spesso fa aumentare i prezzi dei prodotti che acquistiamo. Prezzi che comunque non coprono le esternalità negative, ambientali e sanitarie, scaturite da questa filiera produttiva. E' il caso dell'insalata in busta, che rientra nella cosiddetta IV gamma, che, come abbiamo anche raccontato nel report "Cibo e sfruttamento - Made in Lombardia", costa il 300 per cento in più rispetto al normale cespo venduto sugli scaffali del fresco oppure al mercato. Quando abbiamo fatto emergere le criticità del comparto, c'è stata una levata di scudi da parte degli operatori, che ci hanno criticato fino ad attaccarci duramente. Oggi in Ue questo regolamento potrebbe incidere profondamente sul comparto della IV gamma così come su tutta la Gdo, che commercializza questo prodotto, e che già lamenta "le conseguenze disastrose" del nuovo regolamento.

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