Allevamenti intensivi in Lombardia: le associazioni chiedono all’assessore Beduschi di ritirare il

Pubblicato da Redazione

il 03/03/2026

In Lombardia, dove le piccole aziende agricole e i piccoli allevamenti stanno scomparendo a favore di grandi colossi agroindustriali e mega allevamenti, il comune di Gonzaga, situato nell’Oltrepò Mantovano, sta portando avanti una battaglia per tutelare l’identità agricola locale, basata su un’agricoltura di qualità e di piccola scala, e per salvaguardare la salute dei cittadini e lo stato di salute dell’ambiente e dei suoli. 

La sfida del Comune di Gonzaga per gli allevamenti sostenibili

A Gonzaga, un centro di circa 8.500 abitanti, gli allevamenti zootecnici ospitano quasi 60.000 bovini e suini, ovvero 7 animali allevati per ogni residente, circa 1.198,6 capi per chilometro quadrato. Uno dei rapporti più alti mai registrati in Italia, che porta con sé impatti pesantissimi su ambiente, aria, acqua e suolo. 

Il Consiglio comunale ha così redatto un Regolamento, che sospende tutte le autorizzazioni per nuovi allevamenti intensivi, limita gli ampliamenti di quelli esistenti, consentendoli solo se finalizzati al miglioramento del benessere animale. Ma contro questo regolamento ha fatto ricorso l’assessore regionale all’agricoltura, il mantovano Alessandro Beduschi, vivendo forse l’iniziativa gonzaghese come un affronto nel suo stesso collegio elettorale.

“Quello del Comune di Gonzaga è un regolamento di buon senso che tutela non solo l’ambiente, ma prima di tutto la cittadinanza e le produzioni locali, schiacciate dall’industria zootecnica,” replicano le associazioni Terra!, Essere Animali, Legambiente Lombardia. “Il ricorso di Regione Lombardia contro un’amministrazione locale che ha deciso di limitare la concentrazione dei carichi zootecnici diventa una prova di forza istituzionale contro un modello da promuovere: il comune di Gonzaga cerca di fare quello che la Regione non fa da decenni: gestire il rapporto tra territorio e allevamenti. Avviare contenziosi con gli enti locali non è la risposta giusta di fronte alle crescenti pressioni ambientali; sarebbe invece urgente aprire un tavolo regionale sulla sostenibilità dell’agroalimentare lombardo, con la partecipazione di enti locali, società civile e associazioni, per affrontare nel merito le criticità della zootecnia intensiva. Essere Animali, Legambiente Lombardia e Terra! sono pronte a partecipare.”

La situazione insostenibile degli allevamenti in Lombardia

Nella pianura lombarda gli allevamenti sono da tempo un peso ambientale insostenibile: i numeri dei capi allevati sono sproporzionati in rapporto a quelli del resto d’Italia, ma anche rispetto alla gran parte delle regioni europee concorrenti. Numeri che eccedono la capacità di carico del territorio diventano un fattore di pressione ambientale, causando inquinamento di acque, aria e suolo, oltre a rischi sanitari per la propagazione di malattie

Se fino a qualche decennio fa tutto ciò si giustificava come ‘male necessario’ a fronte di risultati economici che garantivano il mantenimento di un gran numero di imprese agricole a conduzione familiare, quindi il presidio del territorio rurale, oggi anche questo elemento sta venendo meno: in Lombardia infatti le aziende agricole di allevamento stanno scomparendo ad un ritmo impressionante e i capi allevati, sempre più numerosi e produttivi, si concentrano in un numero sempre più piccolo di mega-allevamenti da migliaia di capi, gestiti secondo i metodi dell’agricoltura industriale, dove i robot prendono il posto dei lavoratori e l’importazione di grandi quantitativi di mangimi esteri il posto delle coltivazioni di foraggi: scompaiono la società e il paesaggio rurale: a vincere è solo il business agroalimentare.

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