Giudizio Universale: Il Tribunale di Roma e la pronuncia di inammissibilità

Pubblicato da Redazione

il 07/03/2024

cartellone clima

Il primo grado di giudizio nella causa climatica che nel 2021 abbiamo intentato contro lo Stato italiano insieme a 203 attori tra cui 24 associazioni e 179 individui si è chiuso con una pronuncia di inammissibilità.

Nella breve sentenza si afferma, in sostanza, che il tribunale adito non ha competenza per esprimersi. O meglio: che in Italia non esistono tribunali in grado di decidere su questo tipo di domanda, segnando una distanza siderale rispetto ad altri Stati Europei in cui cause analoghe, basate su simili istituti giuridici di diritto civile, si sono concluse con importanti sentenze di accoglimento.

Un esito simile potevamo aspettarcelo nel 2022, ovvero dopo la prima udienza. Dopo più di due anni e mezzo di udienze e migliaia di pagine di documentazione prodotta, era lecito aspettarsi invece che il tribunale entrasse nel merito del giudizio.

"Questa sentenza suona come un atto di negazionismo climatico e rivela quanto l’Italia non prenda sul serio la crisi climatica - dichiara il direttore Fabio Ciconte- Una crisi che sta investendo ogni settore economico ma anche le nostre stesse vite e su cui è ormai impossibile tacere. Il mondo ambientalista in questi anni ha avuto un ruolo cruciale: aprire gli occhi della società civile e della politica sul clima. Le attiviste e gli attivisti climatici sono riusciti ad arrivare dove neanche i grandi summit internazionali erano arrivati, riuscendo dal basso ad attivare una transizione. Ora serve che le istituzioni facciano la propria parte! Ecco perché questa sentenza non può fermare la nostra azione, che invece va nella direzione giusta. Chiedere allo Stato italiano di agire in fretta contro i cambiamenti climatici significa anche agire per il futuro di questo paese e per quello delle nuove generazioni!”.

Con la causa si chiedeva al giudice - considerata l’esistenza di un preciso dovere dello Stato nell’agire efficacemente per rispettare gli impegni assunti in ambito climatico e tutelare i diritti fondamentali minacciati dagli stravolgimenti climatici - di riconoscere che l’insufficienza delle politiche climatiche in campo minaccia il godimento dei diritti fondamentali. Per questo si chiedeva di imporre allo Stato di rivedere al rialzo gli obiettivi di riduzione delle emissioni. 

Una scelta di retroguardia, che vede l'Italia fanalino di coda rispetto ai tanti Paesi nel mondo, dove i contenziosi climatici hanno prodotto spesso leggi migliori in materia. Nel 2022 infatti, i contenziosi aperti in attesa di un giudizio erano 2180. La maggior parte di queste sono all'interno degli Stati Uniti, ma anche nei paesi in via di sviluppo comincia a farsi strada l'idea che si debba pretendere un segnale contro i cambiamenti climatici anche dalla giustizia.

Ma la campagna Giudizio Universale, di cui siamo parte, non si arresta. "Continueremo a batterci per vedere le nostre istanze accolte e il diritto al clima riconosciuto!".


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