Regolarizzazione: i conti non tornano (ancora)

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Che fine hanno fatto le lavoratrici e i lavoratori della Regolarizzazione straordinaria del 2020?

Sono trascorsi due anni dall’approvazione della regolarizzazione straordinaria, inserita nel Decreto legge Rilancio, che Terra!, insieme alla Flai CGIL e ad una rete di tantissime associazioni, hanno chiesto all’alba dell’emergenza sanitaria, per quei lavoratori irregolari nei settori dell’agricoltura, dell’assistenza alla persona e del lavoro domestico.

In un momento difficilissimo per quelle persone, che normalmente vivono in zone remote, senza dispositivi sanitari, senza accesso alle cure, abbiamo lanciato un messaggio alla politica e alle tante aziende agricole, in difficoltà a causa delle restrizioni in vigore.

Il monitoraggio di Ero Straniero

Ma la regolarizzazione di oggi non è quella per cui ci siamo tanto battuti.

La campagna Ero Straniero, che controlla l’attuazione di quella regolarizzazione, ha pubblicato un nuovo monitoraggio delle domande lavorate. Sono numeri bassissimi, che farebbero impallidire anche “il governo dei migliori”, se già questo non fosse in carica! Secondo i dati forniti dal Ministero dell’interno, a fine marzo 2022, delle oltre 207.000 domande di emersione presentate dai datori di lavoro, sono solo 105.000 i permessi di soggiorno in via di rilascio da parte delle prefetture (il 50% circa del totale). Decine di migliaia le pratiche da finalizzare, altrettante (l’11% del totale) quelle rigettate.

La situazione che si fotografa nelle principali città italiane è avvilente. A Milano è in via di rilascio il 21% dei permessi di soggiorno; a Roma il 18%; a Napoli il 14% circa. Due anni dopo, vite che ancora non conoscono giustizia, sospese nel limbo, poiché chi è in attesa di ottenere i documenti è impossibilitato a lasciare l’Italia, pena l’annullamento dell’istanza. Un fenomeno che per i profughi in arrivo dall’Ucraina invasa ha effetti tremendi. Ecco perché la campagna Ero Straniero ha chiesto e ottenuto dalla ministra dell’Interno Lamorgese, la possibilità per gli ucraini di lasciare il territorio nazionale e rientrare senza perdere la possibilità di mettersi in regola, in ragione del conflitto. Questo accordo sta aprendo le stesse possibilità anche ad altri lavoratori, anche se al momento questa resta una pratica informale che solo alcune prefetture stanno mettendo in atto.

Non possiamo più accettare misure straordinarie

Eppure le associazioni datoriali manifestano un bisogno continuo di manodopera nelle campagne di questo Paese. Questo vuol dire che ciò che è stato fatto non basta e non funziona. Nel decreto flussi 2022, pubblicato a gennaio, è stato previsto l’ingresso di 69.700 lavoratori e lavoratrici, di cui 42.000 nel settore agricolo. Una cifra complessiva molto alta, quasi il doppio rispetto a quella degli ultimi sei anni. Eppure c’è il rischio che i decreti flussi, come in passato, vengano usati per regolarizzare chi in Italia vive e lavora da anni.

Il sistema di reclutamento straordinario ha dimostrato tutte le sue crepe. Serve ripensare i canali esistenti per fare incontrare domanda e offerta di lavoro; serve un diverso sistema di accoglienza e di ingressi con l’eliminazione della Bossi-Fini, la legge sull’immigrazione che da ormai 20 anni alimenta questo meccanismo, portando sempre più persone a riversarsi nei ghetti di questo paese; serve che tanto le aziende quanto i lavoratori siano informati dei servizi che esistono per cercare lavoratori e lavoro.

Solo così le gambe della filiera agroalimentare saranno gambe sicure, solide, capaci di reggere i più gravi squilibri economici.

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