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Cibo e sfruttamento - Made in Lombardia


Il caporalato in Italia spesso è raccontato come un fenomeno  che riguarda solo le regioni del Mezzogiorno. Il nostro nuovo rapporto svela invece un’altra faccia del Nord Italia, dove lo sfruttamento è in troppi casi la norma.

La Lombardia, con una produzione agro-industriale del valore di oltre 14 miliardi di euro, è la prima regione italiana nell’agro-alimentare ma, allo stesso tempo, è una delle regioni più colpite da procedimenti giudiziari riguardanti il caporalato.

Da anni Terra! indaga le distorsioni presenti lungo le filiere agroalimentari, con un approccio capace di tenere insieme tutti gli attori del sistema e tutte le connessioni.

Uno sguardo che ci ha permesso di non ridurre a cronaca i casi di sfruttamento, ma di inserirli all'interno di un meccanismo economico più grande, che genera povertà e precarietà. 

Il nostro lavoro porta allo scoperto il filo che collega le campagne agli scaffali del supermercato, per indicare poi una strada verso il cambiamento.

È quello che facciamo anche con il report "Cibo e sfruttamento- Made in Lombardia", realizzato con il sostegno della Fondazione Cariplo, dove analizziamo il fenomeno del caporalato da un nuovo punto di vista e da nuove latitudini.

Tre filiere agroalimentari raccontate attraverso decine di interviste ai diversi operatori e migliaia di chilometri percorsi nelle province di Mantova, Brescia, Bergamo e Cremona.

In Lombardia lo sfruttamento si è evoluto in forme più ricercate e che riescono a sfuggire ai controlli: cooperative, turni estenuanti, contratti pirata e lavoro grigio sono espressione di una filiera sempre più iniqua. 


Con il sostegno di 

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Ecco qualche anticipazione di cosa abbiamo scoperto


Pillole di filiera

IL SECOLO DEI MELONI

La Lombardia è la seconda produttrice di meloni in Italia, dopo la Sicilia. Nella sola provincia di Mantova, si coltivano 90 mila tonnellate di meloni, da maggio ad ottobre. Qui i lavoratori moldavi e dell’est Europa, più forti fisicamente ma anche più ricattabili, stanno sostituendo i lavoratori marocchini, ormai stanziali da vent’anni.

In questi territori l’intermediazione è svolta da cooperative spesso fittizie, con sede anche in Emilia Romagna o in Veneto. Queste, o agiscono in autonomia rispetto all’azienda, elargendo paghe da fame ai lavoratori, oppure in connivenza con essa. Un danno per un settore di eccellenza, tutelato dal Consorzio del melone mantovano IGP.

Ma il problema, come Terra! ha denunciato in passato, è spesso a monte...

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LA FABBRICA DI INSALATE

Nelle province di Bergamo e Brescia, l’avanzata della produzione delle insalate in busta (o quarta gamma) è visibile a colpo d’occhio. Le stime indicano che il 31% della produzione di settore è in Lombardia.

L’intero processo di produzione della IV gamma è fortemente industrializzato e dipendente dalle continue richieste dei clienti, i supermercati. E proprio come in un’industria, se da un lato si assiste a una standardizzazione dei processi, dall’altra emergono forti criticità delle condizioni di lavoro: turni estenuanti, e giungla di contratti.

I lavoratori sono perlopiù indiani Sikh, che vivono intorno ai centri produttivi. Molte aziende, specie nei periodi di massima intensità, si rivolgono a cooperative, agenzie per il lavoro e Srl appaltando intere fasi di produzione...

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LA TERRA DEI SUINI

La Lombardia ospita il 50% dei capi suini presenti su tutto il territorio nazionale: oltre 4 milioni stipati in 6.747 allevamenti.

La peculiarità della lavorazione dei suini in Italia è sicuramente la frammentarietà di un settore diviso in tante piccole imprese -allevatori, macellatori e trasformatori- Questa debolezza si riversa sulle fasi della commercializzazione, dove a prevalere è sempre la Grande distribuzione organizzata. In una filiera così frammentata, costretta a mantenere bassi i costi di produzione, l’esternalizzazione del lavoro a cooperative o agenzie di somministrazione sembra la regola.

Nei macelli, però si vedono spesso lavoratori dell’azienda e della cooperativa svolgere le stesse identiche mansioni, anche se non potrebbero. Gli effetti del sottoinquadramento contrattuale della manodopera, una costante specie quando si tratta di lavoratori migranti, perché più ricattabili...

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Crediti foto: Giovanni Culmone per Terra! 




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