A Lampedusa nutriamo il suolo con il sovescio

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Sui terreni della cooperativa Agricola Mpidusa stiamo lavorando per aumentare la fertilità del suolo e renderlo accogliente per le piantumazioni che faremo in primavera.

Ecco perché in questi giorni facciamo il cosiddetto “sovescio“, cioè seminiamo un miscuglio di sementi studiato appositamente per riequilibrare i terreni con l’apporto di azoto. Il sovescio è quindi un modo per concimare i terreni anche nelle zone aride come Lampedusa, senza ricorrere al letame. È una pratica antica, oggi tornata in auge, ed è molto utile agli agricoltori che – come noi – devono lavorare su un terreno asciutto.

Sia sui campi di Contrada Imbriacola, che negli orti comunitari di Piazza Brignone, abbiamo quindi seminato “a spaglio” (con una diffusione a ventaglio) il mix di orzo, veccia, avena, trifoglio, rafano, senape e facelia che compone il nostro sovescio.

Come funziona il sovescio

Queste sementi garantiscono un buon rapporto tra carbonio organico e azoto, che le rende indicate per favorire la crescita delle radici delle nostre piante. Tutto ciò aumenta la porosità del suolo, e di conseguenza la capacità di infiltrazione dell’acqua. E’ proprio nelle radici delle leguminose come il trifoglio e la veccia, che alloggiano infatti alcuni batteri capaci di fissare l’azoto atmosferico in una forma che le piante possono utilizzare.

Nei prossimi mesi, i terreni che abbiamo seminato in questi giorni verranno ricoperti da una ricca vegetazione, che assorbirà l’anidride carbonica dell’aria e grazie alla fotosintesi la trasformerà in carbonio da conservare nel suolo. Anche per questo, il sovescio ha una funzione ecologica oltre che agronomica. Una funzione importantissima, che può fare dell’agricoltura un’alleata dell’umanità nella lotta al cambiamento climatico.

Appena prima della fioritura, poi, le piante da sovescio verranno tagliate e interrate, così che i microrganismi che popolano il suolo le possano trasformare in humus e in elementi nutritivi subito disponibili per le colture che metteremo a dimora successivamente.

Questa pratica antichissima, dimenticata negli anni della rivoluzione verde ma oggi riscoperta dal movimento per l’agroecologia, contrasta la desertificazione e la perdita di biodiversità nel suolo, che invece si arricchisce di invertebrati e microorganismi come i lombrichi, fondamentali per creare fertilità nei terreni agricoli.

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