Ultima chiamata per una PAC amica del clima

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Oggi Commissione europea, Europarlamento e rappresentanti degli Stati membri si ritrovano intorno a un tavolo per arrivare a un compromesso avanzato sulla prossima Politica agricola comune (PAC). Per l’occasione Terra! pubblica “Ultima chiamata per una PAC amica del clima“, un nuovo dossier che chiede al governo italiano – e in particolare al Ministro Stefano Patuanelli – di non gettare alle ortiche l’opportunità di una transizione ecologica dell’agricoltura.

E’ infatti un momento cruciale per il negoziato europeo, che dovrebbe decidere entro maggio come distribuire i 357 miliardi di aiuti all’agricoltura continentale. Il Portogallo, che ricopre per questo semestre la presidenza dell’Unione, ha fretta di portare a casa un risultato politico e spinge affinché le parti trovino un accordo a qualunque costo.

Il rischio di una PAC senza ambizioni

Si parte da una base molto preoccupante: le posizioni con cui le parti arrivano al tavolo, infatti, sono tutte insufficienti a spingere l’agricoltura verso il cambiamento radicale che associazioni e movimenti chiedono da tempo.

In più, si profila è un accordo al ribasso: gli impegni sul clima e l’ambiente rischiano di rimanere volontari e non vincolanti (come chiedono i paesi membri), e mancano misure per cambiare un sistema di finanziamento che fino ad oggi ha premiato le imprese agricole grandi e molto grandi a discapito delle piccole aziende, favorendo allevamenti intensivi e agroindustria.

Senza un atto di coraggio, le potenti lobby agricole nazionali e internazionali avranno il terreno spianato per continuare ad operare business as usual, mentre il Green deal europeo rimarrebbe lettera morta.

Mobilitiamoci per una PAC equa ed ecologica

Con la campagna #nontirateciunPACco abbiamo chiesto al governo italiano, insieme a Fridays For Future, Greenpeace, Animal Save, Coalizione #CambiamoAgricoltura, Associazione Rurale Italiana, Centro Internazionale Crocevia, CampiAperti, Rete Humus e Rete Italiana di Economia Solidale, di non difendere una PAC che aumenti la distruzione dell’ambiente, il degrado dei suoli e lo sfruttamento degli animali.

Oggi torniamo a ribadirlo perché è inaccettabile che alla retorica della transizione ecologica di cui il governo fa bella mostra ogni giorno, seguano fatti in totale contraddizione. Se le istituzioni non saranno in grado di cambiare impostazione, meglio cancellare questa PAC e riscriverla del tutto.

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