Una mattina di ordinaria crisi climatica

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Nicola è un agricoltore che in Emilia Romagna, a Faenza, produce diversi tipi frutta. Lo abbiamo incontrato durante le ricerche per il nostro rapporto #SiamoAllaFrutta e ha preso parte alle formazioni in azienda nell’ambito del Progetto Diagrammi Nord. Con lui abbiamo pensieri e preoccupazioni per l’impatto che la crisi climatica sta avendo sull’agricoltura italiana. Un impatto che Nicola subisce sulla sua pelle da tempo.

Tre giorni fa il suo termometro in campo è sceso fino a -7,8 gradi centigradi. In pieno marzo. La gelata ha colpito la produzione, con danni che Nicola stima tra il 40 e il 100%. Secondo quanto ci ha raccontato, infatti, a Rovigo e Mantova alcuni suoi colleghi hanno perso l’intero raccolto potenziale. Il freddo ha “bruciato” i fiori, apertisi anzitempo a causa del caldo anomalo che ha caratterizzato questo inverno.

Albicocche, pesche e susine sono andate in fioritura troppo presto visto il caldo invernale, e per colpa di questa di gelata gli agricoltori si trovano in questo momento a coltivare non più un prodotto, ma uno scarto.
Alcuni frutti infatti cresceranno ugualmente, ma il rischio è che si crei quello che in gerco si chiama lo “spaccone“, cioè la produzione di un doppio nocciolo e un frutto apparentemente “spaccato”. La qualità non cambierà, ma l’imperfezione estetica renderà impossibile commercializzare questi prodotti nella grande distribuzione, che accetta soltanto quelli esteticamente perfetti.

Nicola dovrà così cercare altri canali di vendita, come i bar o le imprese della trasformazione, meno esigenti da questo punto di vista, ma spesso anche molto meno remunerativi.

E questo vale non solo per lui, ma per centinaia di produttori della zona. Per dare un’idea del disastro basta un dato: le drupacee rappresentano il 60% di 17 mila ettari di frutteti solo a Ravenna.

Questa è una storia concreta di crisi climatica, un’emergenza senza fine dalla quale non si uscirà tanto presto se non vengono prese immediatamente misure urgenti per invertire la rotta di un sistema economico-produttivo basato sui combustibili fossili e sulla produzione di gas serra. Dopo un crollo delle emissioni che nel 2020 ha raggiunto il -9% a causa dalla pandemia, l’ISPRA ha previsto nel 2021 un rimbalzo che porterà una crescita di circa il 5%. In breve tempo, dunque l’effetto del COVID potrebbe essere annullato.

Lo sappiamo noi e lo sanno le tante attiviste e gli attivisti che andranno in piazza oggi, 25 marzo, per il Climate Strike organizzato da Fridays For Future. Lo sa anche Nicola, che con noi è sceso in piazza lo scorso anno per chiedere una più forte alleanza fra mondo agricolo e attivismo per il clima. Soltanto insieme possiamo ribaltare lo scenario. E continuare a vedere i nostri alberi dare i loro frutti.

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