Cosa sono le aste al ribasso e perché vanno fermate

Pubblicato da Redazione

il 08/07/2026

Con una nuova inchiesta pubblicata su Internazionale, Fabio Ciconte, presidente di Terra!, e Stefano Liberti, giornalista e scrittore, hanno portato alla luce un vecchio vizio di alcuni attori delle filiere agroalimentari: le aste online al ribasso.

A quanto emerge dalle interviste e dai dati contenuti nell’inchiesta, la grande centrale di acquisti Constellation avrebbe fatto ricorso al meccanismo delle aste al ribasso per acquistare dall’industria di trasformazione 8,5 milioni di confezioni di derivati del pomodoro — passate, pelati, polpe e concentrati — per un totale di circa 15 mila tonnellate di prodotto.

Dal 2016 denunciamo questo fenomeno, che oggi è vietato per legge. Ma molti giganti dell’industria alimentare continuano ad aggirare le regole. È il momento di fermarli.

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Cosa sono le aste al ribasso e come funzionano

Vedete, è come giocare alla slot machine”. Così, nel 2017, Francesco Franzese descriveva le aste online al doppio ribasso in un’intervista di Fabio Ciconte e Stefano Liberti per Internazionale. “Funziona così” continua “ti arriva una email in cui ti si chiede a quale prezzo sei disposto a vendere una partita di un tuo prodotto, per esempio un milione di scatole di passata. Tu fai un’offerta. Il committente raccoglie le offerte e poi convoca un nuovo tender. L’offerta più bassa diventa la base d’asta”.

Il meccanismo delle aste elettroniche inverse, o al doppio ribasso, è una pratica usata dai grandi gruppi di acquisto e da parte della GDO per assicurarsi la fornitura di diversi prodotti confezionati: oltre al pomodoro, l’olio, il caffè, i legumi e le conserve di verdura. La partecipazione all’asta avviene a seguito di una prima convocazione via e-mail, in cui si chiede a tutti i fornitori di proporre un prezzo per la vendita di un determinato stock di merce. Raccolte tutte le offerte, il committente convoca un nuovo tender utilizzando quella più bassa come base d’asta. Effettuando il log in su una piattaforma digitale, senza sapere chi siano gli altri partecipanti, il fornitore ha pochi minuti per competere, ribassando ulteriormente nel tentativo di assicurarsi la commessa.

Il meccanismo delle aste è stato reso illegale in Italia dal Decreto Legislativo n. 198 del 2021 e in Europa dalla Direttiva sulle pratiche commerciali sleali nei rapporti tra imprese nella filiera agricola e alimentare (2019/633).


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Le aste al doppio ribasso come pratica commerciale sleale: la battaglia (vinta) di Terra! 

Partendo dalle inchieste del 2016, che hanno scoperto e denunciato per la prima volta il meccanismo delle aste, in questi anni Terra! ha più volte messo in luce le pratiche sleali della GDO, in particolare di alcune sigle dei discount.

E’ il caso di Eurospin, scoperto nel luglio 2018 ad acquistare, tramite un’asta al ribasso, 20 milioni di passate di pomodoro a 31,5 centesimi, quasi al di sotto del costo di produzione.

Il gruppo si è ripetuto nel 2019, quando con lo stesso metodo aveva acquisito 10 mila quintali di pecorino romano, proveniente da latte sardo, negli stessi giorni in cui i pastori protestavano per la compressione dei prezzi.

E ancora, nel marzo 2020, in piena pandemia, Eurospin ha organizzato una serie di aste al ribasso per acquisire prodotti della quarta gamma, le classiche insalate in busta. Questa volta, secondo le fonti consultate da Terra! si è arrivati a ribassi del 30% rispetto al prezzo di partenza.

Ecco perché Terra! ha lanciato, insieme alla Flai CGIL, la campagna #ASTEnetevi, che è riuscita ad ottenere già nel 2017 la firma di un protocollo tra parte della distribuzione organizzata e il Ministero dell’Agricoltura e un disegno di legge a prima firma Susanna Cenni approvato alla Camera nel 2019. Ma prima della fine del suo iter, è arrivato il recepimento della Direttiva europea sulle pratiche sleali nella filiera, che ha aggiunto le aste al ribasso all’elenco delle pratiche vietate.

Le aste al doppio ribasso sono una pratica commerciale sleale, dichiarate illegali da una legge per cui Terra! ha combattuto per anni. Nel 2021, l’approvazione del Decreto Legislativo n. 198 recepiva la Direttiva Europea 2019/633 in materia di pratiche commerciali sleali nei rapporti tra imprese nella filiera agricola e alimentare, in cui è inserito il divieto di acquistare prodotti agricoli e alimentari attraverso il ricorso a gare e aste elettroniche a ribasso.

La messa al bando delle aste rappresenta un pezzo di una battaglia più ampia, quella per il riequilibrio dei rapporti di potere nella filiera. 

È infatti nell'ossessione dei prezzi bassi, nella mercificazione del cibo che troviamo sugli scaffali dei supermercati e nel ricatto che subiscono i produttori che vanno cercate le cause del fenomeno del caporalato e della ghettizzazione di tanti lavoratori del settore agricolo.


Dai forza a questa battaglia



Il cibo come merce: le aste al doppio ribasso della GDO uccidono la filiera agroalimentare 

Ma cosa comporta questa pratica? Come Terra! ha denunciato attraverso inchieste, audizioni parlamentari, articoli, podcast, con le aste online la catena di distribuzione - o in questo caso un ulteriore intermediario - acquista un certo prodotto al prezzo più basso possibile, a volte scendendo sotto il costo di produzione. A quel punto i costi vengono compressi lungo tutta la filiera, arrivando a gravare sulle spalle delle aziende agricole produttrici della materia prima.

Nei casi peggiori, questo schiacciamento dei costi può essere un ulteriore elemento che alimenta il ricorso a caporalato e sfruttamento del lavoro nei campi.  Le offerte al ribasso e le promozioni hanno rappresentano la leva principale per attrarre nuovi clienti nelle singole catene della Grande distribuzione organizzata. A farne le spese è chi sta nei campi: in agricoltura il costo del personale ha sicuramente un peso importante nella determinazione dei costi e, allo stesso tempo, è un costo comprimibile. Lo è ancora di più quando il potere contrattuale dell’imprenditore agricolo è basso o quando ci si trova di fronte ad aziende senza scrupoli e senza alcuna cultura imprenditoriale che scaricano a loro volta sulle spalle dei braccianti tutto il peso dello sfruttamento.

Non solo, un’asta del genere ha effetti pesanti sull’intero mercato, poiché il prezzo ottenuto in queste procedure diventa inevitabilmente il riferimento per tutto il settore. È un meccanismo poco visibile, ma decisivo. Un prezzo negoziato tra un acquirente e un fornitore non rimane confinato dentro quel contratto. Diventa un precedente, il prezzo da cui partono le trattative successive. Ed è qui che il tema smette di riguardare soltanto le imprese coinvolte nell’asta.

Potremmo dire che le aste sono lo strumento che certifica la trasformazione del cibo in merce. Non importa chi produce il cibo e come, importa a quanto viene venduto. Si tratta di una dinamica che tiene insieme le numerose criticità dei sistemi alimentari: il giusto prezzo riconosciuto a chi produce, la distribuzione del valore lungo le filiere, la debolezza strutturale della parte agricola. Problemi su cui Terra! lavora da anni e che rappresentano gli “ingredienti” del caporalato.


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La zona grigia: da Constellation a Eurospin, come i giganti condizionano il mercato 

Non è la prima volta che sono state registrate aste da quando è stata emanata la legge che le vieta. Ogni anno, infatti, l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari del Ministero dell’Agricoltura controlla che la legge de 198 del 2021 venga rispettata, punendo chi la infrange. Come accaduto nel 2024, quando multato Eurospin Lazio S.p.a. per 15 mila euro per una violazione dell’Art.4, comma 4, proprio quello che vieta le aste.

Ma non è solo una questione di aste. Se nel caso di Constellation ci troviamo di fronte a una pratica che, secondo diversi esperti, presenta profili di illegittimità e può essere oggetto di sanzioni, altri operatori della grande distribuzione hanno adottato strumenti più sofisticati per perseguire lo stesso risultato: comprimere i prezzi di acquisto.

Negli stessi giorni in cui la centrale d’acquisto europea organizzava la propria gara, anche Eurospin avviava la campagna di approvvigionamento dei derivati del pomodoro destinati ai suoi punti vendita.

Secondo l’inchiesta di Ciconte e Liberti, “il principale gruppo discount italiano ha invitato una selezione di fornitori a presentare le proprie offerte partendo da un prezzo di riferimento fissato in partenza. Formalmente non si tratta di un’asta elettronica: non ci sono rilanci  pubblici, graduatorie aggiornate in tempo reale o concorrenti che possono monitorare le mosse degli altri partecipanti. I fornitori sono semplicemente chiamati a presentare, entro una scadenza prestabilita, la migliore offerta economica possibile”.

Fatta la legge, trovato l’inganno. E non è la prima volta. Lo scorso marzo, con una lettera molto controversa, Eurospin chiedeva ai propri fornitori un contributo del 3% per tamponare “l’impatto del conflitto Usa-Iran sui costi di trasporto”.

Il ricatto degli sconti sottocosto 

Mentre chiedeva un contributo ai fornitori già in difficoltà o, peggio, approfittava di loro, Eurospin ha aumentato notevolmente i propri profitti. Secondo l’Osservatorio dell’Area Studi di Mediobanca, è tra le insegne più redditizie della grande distribuzione e ha accumulato circa 1,9 miliardi di euro di utili in sei anni. 

Questo significa che negli ultimi anni, mentre i prezzi salivano, i margini non si sono ridotti. Anzi, sono rimasti elevati. 

Ma a spese di chi? Come è possibile tenere bassi i prezzi quando tutti i costi di produzione sono aumentati? È qui che dovrebbe aprirsi una discussione pubblica, partendo col capovolgere la domanda. Se i costi aumentano, perché devono pagarli sempre gli stessi? 

Su queste domande si basa il lavoro che l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato a inizio 2026, con un’indagine conoscitiva proprio sul ruolo della grande distribuzione nella filiera agroalimentare. L’obiettivo è chiaro: capire come si distribuisce il valore lungo la filiera e come si formano i prezzi finali. 

Nel frattempo, i consumatori continuano a pagare di più. Ma quell’aumento non si traduce in una migliore distribuzione del valore. Gli agricoltori in questi anni hanno visto ridursi ulteriormente i margini e molti hanno mollato. Ed è proprio su questo squilibrio che si concentra l’indagine: sul potere contrattuale della grande distribuzione e sulla sua capacità di influenzare sia i prezzi a scaffale sia la remunerazione di chi produce.

Mangiare, intanto, costa sempre di più. Dalla pandemia alla guerra, una serie di fattori hanno inciso sul costo del cibo e oggi fare la spesa costa il 25%in più rispetto a 5 anni fa. E con i nostri salari fermi da più di trent’anni, il potere d’acquisto crolla drasticamente.

I nostri consumi sono cambiati di conseguenza: abbiamo ridotto alcune categorie di prodotti, abbiamo cambiato abitudini. Molti di noi si rivolgono ai discount per fare la spesa, le catene della GDO che più di altre puntano sui prezzi bassi. Sempre secondo Mediobanca, i discount sono oggi il segmento più redditizio della grande distribuzione, con margini operativi significativamente più alti rispetto agli altri operatori.

Perché il governo non interviene chiedendo alle catene della GDO di farsi carico di una parte degli extracosti, ad esempio attraverso una tassazione mirata su quei dividendi distribuiti in questi anni?

Sarebbe un modo semplice per riequilibrare una filiera che oggi scarica i costi sempre sugli anelli più deboli.


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