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Ci risiamo. Mentre il mondo agricolo arranca, lungo le filiere alimentari c’è chi abusa della sua posizione dominante per aumentare i propri margini di guadagno.
Tutto questo sulle spalle dei produttori e, probabilmente, infrangendo la legge.
Andiamo con ordine. Con una nuova inchiesta pubblicata su Internazionale, Fabio Ciconte, presidente di Terra!, e Stefano Liberti, giornalista e scrittore, hanno portato alla luce un vecchio vizio di alcuni attori delle filiere agroalimentari: le aste online per acquistare prodotti alimentari.
A quanto emerge dalle interviste e dai dati contenuti nell’inchiesta, la grande centrale di acquisti Constellation avrebbe fatto ricorso al meccanismo delle aste al ribasso per acquistare dall’industria di trasformazione 8,5 milioni di confezioni di derivati del pomodoro — passate, pelati, polpe e concentrati — per un totale di circa 15 mila tonnellate di prodotto.
Constellation è una centrale europea d’acquisto. Nell’inchiesta è descritto come “uno di quegli attori invisibili al consumatore finale che, negli ultimi anni, hanno assunto un peso crescente nella definizione del prezzo del cibo.” Si tratta di un ulteriore anello delle filiere agroalimentari. Grandi centrali che acquistano contemporaneamente per più gruppi della distribuzione, concentrando un enorme potere contrattuale.
In questo caso, risulta che l’asta fosse stata organizzata insieme al gruppo MARR, controllato da Cremonini S.p.A., leader in Italia nella distribuzione specializzata di prodotti alimentari e non-food destinati alla ristorazione extra-domestica, noto come foodservice. Avrebbero partecipato altri cinque grandi operatori europei.
Dopo l'inchiesta, il gruppo Marr avrebbe deciso di non dare seguito alla procedura di gara, sospendendone gli effetti. Una decisione significativa, che segna un primo risultato concreto. Resta però aperta la questione degli altri operatori europei coinvolti nell'iniziativa, che a quanto ci risulta non paiono al momento orientati a fare passi indietro.
SCOPRI COSA SONO LE ASTE AL RIBASSO
Dal 2016 denunciamo questo fenomeno, che oggi è vietato per legge. Ma molti giganti dell’industria alimentare continuano ad aggirare le regole. È il momento di fermarli.
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