Legge 199 contro il caporalato, dieci anni di conquiste e di battaglie ancora aperte

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il 28/10/2026

Dieci anni fa, con l'approvazione della legge 199 del 2016, l'Italia compiva un passo importante nella lotta al caporalato. Una conquista nata dalle mobilitazioni dei lavoratori, dei sindacati e della società civile, alle quali anche Terra! ha contribuito. Ma quanto è cambiato davvero in questi dieci anni? Ripercorriamo le battaglie che hanno portato alla legge, le principali novità introdotte e i risultati raggiunti, senza dimenticare le nuove forme di sfruttamento e le sfide ancora aperte.

I cambiamenti non succedono mai per caso. Una petizione, una protesta, una manifestazione, l’impegno di tante e tanti verso un obiettivo condiviso: per ottenere serve lottare. È andata così anche 10 anni fa, nel percorso che ha portato all’approvazione della legge 199 del 2016, conosciuta come legge anti-caporalato.  Dietro quel risultato ci sono state persone che hanno trovato il coraggio di denunciare, lavoratori e lavoratrici che hanno rivendicato i propri diritti, sindacati e associazioni che hanno trasformato quelle denunce in battaglie collettive. A quella lotta abbiamo partecipato anche noi di Terra!, con le nostre inchieste sulle filiere agroalimentari e la campagna #FilieraSporca. Perché sapevamo che per contrastare lo sfruttamento non bastava colpire i caporali ma bisognava mettere in discussione anche le responsabilità delle imprese e i meccanismi economici che rendono possibile e conveniente lo sfruttamento. Dieci anni dopo, quella conquista resta fondamentale. Il caporalato, però, non è scomparso. Ha cambiato forme, si è adattato, ha trovato nuovi spazi nelle filiere agroalimentari. E noi siamo ancora qui a studiarlo, ad analizzarlo, a raccontarlo, a combatterlo. E per capire quanto e cosa sia cambiato in questi dieci anni, dobbiamo partire proprio da dalle mobilitazioni che hanno portato all'approvazione della legge 199.

Scarica il nostro nuovo report: Il cibo scotta - Gli effetti della crisi climatica su lavoro, agricoltura e filiere

La legge anti-caporalato come conquista collettiva

Cominciamo tornando agli anni immediatamente precedenti l’approvazione della legge anti-caporalato. Anni in cui lo sfruttamento dei braccianti, soprattutto migranti, era diventato sempre più evidente grazie alle denunce dei lavoratori, alle mobilitazioni sindacali e alle inchieste delle organizzazioni della società civile. Il caporalato non era certo un fenomeno nuovo ma per troppo tempo era stato raccontato soprattutto come un problema di intermediari illegali, lasciando in secondo piano le responsabilità delle imprese agricole e, più in generale, i meccanismi economici delle filiere agroalimentari. Il reato di caporalato esisteva già dal 2011 ma con una formulazione che presentava limiti importanti. Era necessario, ad esempio, che lo sfruttamento avenisse mediante violenza o minaccia. 

È in questo contesto che, nel 2015, come Terra! abbiamo lanciato la campagna #FilieraSporca, condivisa con daSud e Terrelibere.org. Il nostro obiettivo era denunciare lo sfruttamento nelle campagne ma soprattutto dimostrare che il caporalato non poteva essere compreso senza guardare al funzionamento dell'intera filiera agroalimentare. 

La campagna produsse tre report:

Quelle inchieste si inserivano in una mobilitazione più ampia, che vedeva in prima linea la Flai-Cgil, le organizzazioni impegnate nella tutela dei lavoratori agricoli e gli stessi braccianti. La richiesta era quella di dotare il Paese di strumenti più efficaci per contrastare lo sfruttamento, superando una normativa che non riusciva a colpire tutte le responsabilità coinvolte.

In questo contesto, il 18 ottobre 2016 la Camera dei deputati approvò definitivamente il provvedimento che sarebbe diventato la legge n. 199 del 29 ottobre 2016 (data della promulgazione), entrata poi in vigore il 4 novembre. Quella normativa fu quindi una conquista collettiva, alla quale contribuirono anche le battaglie di Terra!. E fu un risultato importante soprattutto perché riconosceva un principio fondamentale: per contrastare il caporalato non basta perseguire chi recluta illegalmente la manodopera, ma bisogna colpire anche chi utilizza e sfrutta il lavoro. Già allora, tuttavia, sottolineavamo che gli strumenti repressivi dovevano essere accompagnati da politiche di prevenzione e da una maggiore trasparenza delle filiere. Una questione che, dieci anni dopo, resta centrale.

Leggi l’approfondimento sul caporalato

Che cosa prevede la legge 199 del 2016 contro il caporalato

La principale innovazione della legge 199 è stata la riscrittura dell'articolo 603-bis del codice penale, dedicato all'intermediazione illecita e allo sfruttamento del lavoro. La norma ha ampliato le condotte perseguibili e soprattutto ha stabilito che possono rispondere del reato sia coloro che reclutano lavoratori destinati allo sfruttamento, sia i datori di lavoro che li utilizzano, assumono o impiegano approfittando del loro stato di bisogno (anche quando non interviene alcun caporale). Come anticipato, poi, la legge ha eliminato la necessità di dimostrare la presenza di violenza o minaccia per configurare il reato (ne diventano, invece, delle aggravanti). 

Per riconoscere le condizioni di sfruttamento, l'articolo 603-bis individua alcuni indici, tra cui:

Oltre alla sussistenza di almeno uno di questi indici, deve essere poi accertato l'approfittamento dello stato di bisogno della persona.

Per il reato base sono previste pene da uno a sei anni di reclusione e multe da 500 a 1.000 euro per ciascun lavoratore reclutato. In presenza di violenza o minaccia, la reclusione sale da cinque a otto anni e le multe da 1.000 a 2.000 euro.

La legge ha introdotto anche ulteriori strumenti di contrasto, tra cui il rafforzamento della confisca dei beni, la responsabilità delle società e la possibilità di disporre il controllo giudiziario delle aziende, per rimuovere le condizioni di sfruttamento senza interrompere necessariamente l'attività produttiva.

Ma la legge 199 non si occupa soltanto di repressione. La normativa contiene anche misure di prevenzione, tra cui il rafforzamento della Rete del lavoro agricolo di qualità e interventi per migliorare le condizioni di accoglienza dei lavoratori stagionali. Ed è proprio su questo secondo versante, quello della prevenzione, che si concentrano alcune delle maggiori criticità emerse nei dieci anni successivi.

Qui trovi un approfondimento sulla legge 199 del 2016

Dieci anni dopo la legge 199, quanto è cambiata la lotta al caporalato?

Perché se è vero che legge 199 ha rappresentato un progresso importante nella lotta al caporalato, è altrettanto evidente che lo sfruttamento non è scomparso dalle campagne italiane. A dieci anni dalla sua approvazione, il bilancio deve tenere insieme due aspetti: 

Secondo un'elaborazione della Fondazione Metes sui dati dell'Ispettorato Nazionale del Lavoro, nel 2025, quasi due ispezioni su tre nel settore agricolo hanno rilevato irregolarità. Ovviamente i controlli si concentrano soprattutto nelle situazioni considerate a rischio e non rappresentano quindi un campione statistico, ma sono utili a testimoniare la frequenza delle violazioni nei contesti sottoposti a verifica. Lo sfruttamento, inoltre, tende ad assumere sempre forme meno riconoscibili, come contratti formalmente regolari accompagnati da giornate di lavoro non dichiarate, cooperative utilizzate come intermediari di manodopera, false partite IVA e altre forme di lavoro grigio.

Anche la geografia del fenomeno è cambiata. Le nostre inchieste hanno documentato come lo sfruttamento non riguardi soltanto alcune aree del Mezzogiorno, ma attraversi le filiere agroalimentari di tutto il Paese. Nel rapporto Gli ingredienti del caporalato. Il caso del Nord Italia, abbiamo raccontato la trasformazione degli intermediari e le nuove forme di vulnerabilità che interessano soprattutto lavoratrici e lavoratori migranti.

La gravità del fenomeno continua a emergere anche dalle vicende di cronaca. Nel giugno 2024, nelle campagne di Latina, Satnam Singh è morto dopo essere stato abbandonato gravemente ferito. Nel 2026, ad Amendolara, in provincia di Cosenza, quattro giovani braccianti sono stati uccisi in un episodio sul quale sono in corso accertamenti. Vicende che ricordano quella di Paola Clemente, la cui morte, nel 2015, fu uno degli eventi che scossero l’opinione pubblica e contribuirono all’approvazione della legge 199.

È quindi lecito chiedersi cosa in questi anni non abbia funzionato come previsto. Uno dei principali limiti emersi riguarda l'attuazione delle misure capaci di prevenire lo sfruttamento. La disponibilità di alloggi dignitosi, un sistema pubblico di incontro tra domanda e offerta di lavoro, trasporti sicuri e accessibili sono condizioni fondamentali per ridurre la dipendenza dei braccianti dagli intermediari illegali. Eppure, su questi fronti, i progressi sono stati insufficienti. Il PNRR, ad esempio, aveva previsto uno stanziamento di 200 milioni di euro per il superamento degli insediamenti abusivi dei lavoratori agricoli, ma il percorso di attuazione ha incontrato difficoltà e ridimensionamenti.

C'è poi una questione che accompagna il lavoro di Terra! fin dalle prime inchieste: il rapporto tra lo sfruttamento e il funzionamento delle filiere agroalimentari. Le pressioni sui prezzi esercitate lungo la catena di produzione e distribuzione possono scaricarsi sugli anelli più deboli, fino a incidere sulle condizioni di lavoro nei campi. È il meccanismo che abbiamo denunciato con #FilieraSporca e, successivamente, con la campagna #ASTEnetevi contro le aste al doppio ribasso. Nel 2021 le aste sono state vietate dalla normativa sulle pratiche commerciali sleali, ma nell’estate 2026, un’inchiesta condotta da Fabio Ciconte e Stefano Liberti, pubblicata su Internazionale, ha documentato il ricorso a procedure di acquisto che ripropongono pressioni al ribasso sui fornitori, pur attraverso modalità differenti.

Infine, a rendere ancora più complesso questo scenario si aggiunge oggi la crisi climatica. Le temperature estreme aumentano i rischi per la salute di chi lavora nei campi. Allo stesso tempo, eventi meteorologici sempre più imprevedibili e difficoltà produttive possono aggravare gli squilibri economici delle filiere, creando ulteriori condizioni di vulnerabilità. Le ordinanze che limitano il lavoro all'aperto nelle ore più calde rappresentano strumenti importanti, ma non possono essere efficaci senza controlli e senza garanzie economiche per chi deve interrompere l'attività. Il rischio è che siano proprio i lavoratori più vulnerabili a non potersi permettere di fermarsi.

Scarica il nostro nuovo report: Il cibo scotta - Gli effetti della crisi climatica su lavoro, agricoltura e filiere

Dalla repressione alla prevenzione del caporalato, la battaglia continua

Proviamo a tirare le somme. Dieci anni dopo, la legge 199 resta uno strumento fondamentale per contrastare il caporalato ma la sua efficacia non può essere misurata soltanto attraverso il numero di indagini, processi o condanne. La sfida è impedire che lo sfruttamento si produca, intervenendo sulle condizioni che lo rendono possibile: la precarietà dei lavoratori, l'assenza di servizi, le difficoltà di accesso ai diritti e gli squilibri economici delle filiere. Per questo, continuiamo a chiedere maggiore trasparenza nella catena di produzione e distribuzione alimentare, a partire dalla pubblicazione degli elenchi dei fornitori dei prodotti a marchio della grande distribuzione. E strumenti di controllo capaci di incrociare i volumi produttivi delle aziende con le giornate di lavoro dichiarate, così da individuare situazioni sospette prima che emergano attraverso un'inchiesta giudiziaria o una tragedia. Le battaglie che hanno portato all'approvazione della legge 199 dimostrano che cambiare le regole è possibile. Ma dimostrano anche che nessuna conquista può considerarsi definitiva. Il caporalato non è soltanto il comportamento criminale di chi sfrutta. È anche il risultato di un sistema che troppo spesso rende lo sfruttamento possibile e conveniente. Per questo, dieci anni dopo, la nostra battaglia continua, per difendere i diritti di chi lavora e cambiare le regole delle filiere agroalimentari.

Qui trovi tutto ciò che abbiamo fatto e che facciamo contro il caporalato

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