Nuova strategia UE per l’allevamento. Nessun passo avanti per superare il sistema intensivo

Pubblicato da Federica Ferrario

il 08/07/2026

La Commissione Europea ha presentato la sua nuova Strategia per il futuro dell’allevamento in UE, con tante ombre e poche luci. In particolare, il documento dedicato alla zootecnia in Europa non ha la forza e la volontà per arginare gli allevamenti intensivi e immaginare il loro superamento.

La Commissione Europea ha presentato oggi la tanto attesa Strategia per il futuro dell'allevamento nell’Unione europea. Il documento è frutto di un complesso equilibrismo: punta a mantenere l’UE in carreggiata per raggiungere gli obiettivi climatici per il 2050, senza ridurre il settore zootecnico; affrontare le sfide legate alle crescenti zoonosi senza far gravare ulteriori costi sugli agricoltori; e a rallentare il declino dell’allevamento nelle aree rurali, senza allentare troppo gli obblighi ambientali del settore. Una sfida che consiste nel voler conciliare aspetti apparentemente inconciliabili.

In una fase nella quale è ormai chiaro che le sfide del settore agroalimentare richiedono una transizione il più ampia e rapida possibile verso un sistema più resiliente, su piccola scala, e sostenibile per persone, ambiente e animali, la strategia non ha la forza di portare un vero cambiamento al settore: mantiene in vita un modello intensivo, accompagnato da promesse di maggiore sostenibilità, che però sembrano fatte principalmente per incrementare le esportazioni, con tanto di nuovo marchio volontario di «eccellenza europea». Tutto ciò mentre assistiamo a fenomeni sempre più frequenti e sempre più impattanti legati ai cambiamenti climatici - di cui la zootecnia intensiva è parte del problema - e ad un aggravarsi delle crisi internazionali e della competizione per le risorse per produrre cibo e mangimi.

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Etichettando l'allevamento come "settore strategico chiave per la competitività e l'autonomia strategica dell'Unione", la Commissione Europea permetterebbe ai progetti su scala industriale un accesso più facile e rapido a nuove autorizzazioni, a scapito degli allevatori su piccola scala, delle comunità locali e dell’ambiente. Un approccio di questo genere di fatto faciliterà nuove deroghe a norme di tutela ambientali come la Direttiva Nitrati, la Direttiva Habitat e quella sulle Emissioni Industriali, che sono concepite per proteggere l'ambiente, le acque, il clima e la salute dall'inquinamento.

Nonostante gli impatti legati al sistema degli allevamenti intensivi - fra questi appunto l'inquinamento delle acque, l’emissione ammoniaca (che in Italia è la seconda causa di formazione del PM 2,5), emissioni di metano, e le conseguenze dirette per le comunità rurali - la Commissione con questa strategia fa delle migliorie, ma non affronta a sufficienza le responsabilità del sistema intensivo e i principali impatti su salute, società e ambiente.

Una proposta di legge per andare oltre gli allevamenti intensivi

Cosa prevede la strategia UE sugli allevamenti 

La Strategia, che dovrebbe fornire una direzione a lungo termine per il settore, prevede sulla carta cinque assi principali: resilienza; competitività; sostenibilità; territorialità; eccellenza.


  1. Resilienza, per essere in grado di resistere alle crisi – Il settore deve essere reso più resiliente dal punto di vista economico, anche attraverso il rafforzamento degli strumenti di gestione del rischio come i sistemi assicurativi per gli allevatori, il potenziamento della prevenzione e della risposta alle zoonosi (vaccini), l'investimento in adattamento, mitigazione e innovazione, minore dipendenza dagli input importati;
  2. Competitività – migliorare l'efficienza della produzione per poter competere sul mercato globale; necessità di tecnologie avanzate e pratiche innovative; colmare il divario di investimenti per favorire l'adozione di innovazione e digitalizzazione; facilitare le procedure di rilascio delle autorizzazioni; migliore remunerazione attraverso attività economiche emergenti (bioeconomia e sottoprodotti);
  3. Sostenibilità – qui vengono menzionati diversi temi: dalla valorizzazione della diversità del settore e il ripristino dell'allevamento nelle regioni a rischio di abbandono, a standard più elevati di benessere animale, il riequilibrio delle eccedenze di letame, l'attenzione all'innovazione, fino alle “limature” della legislazione ambientale (direttive nitrati, uccelli e habitat); viene messa in discussione la metodologia IPPC per la contabilizzazione delle emissioni di metano, suggerendo che il suo potenziale di cambiamento climatico potrebbe necessitare di una revisione;
  4. Eccellenza nella produzione zootecnica – aiutare ogni sistema a performare al meglio delle proprie possibilità, senza imporre un modello (pascolo estensivo sostenibile) su un altro (allevamenti intensivi industriali); la qualità come bene strategico; migliorare il riconoscimento e la valorizzazione sul mercato (riconoscimento dell'origine UE e marchio di "eccellenza").

Tante ombre e poche luci per il futuro della zootecnica in Europa Cosa significa però in pratica? 

E’ senz’altro positivo lo sforzo della Commissione Ue di creare una strategia dedicata al settore zootecnico, in abbinamento e ci sono elementi positivi nella strategia, ma le ombre, purtroppo, superano di gran lunga le luci.
Andando nel dettaglio, come elementi positivi ad esempio la strategia:

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Tuttavia, le proposte che mette sul tavolo prevedono un'ulteriore intensificazione del sistema produttivo, in particolare:

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