Superamento degli allevamenti intensivi, due anni dopo la proposta di legge le criticità rimangono

Pubblicato da Redazione

il 17/03/2026

Due anni fa, insieme a un ampio network di associazioni, presentavamo una proposta di legge per chiedere al Parlamento un impegno per il superamento degli allevamenti intensivi in Italia. Da allora, però, nulla è cambiato, tranne lodevoli iniziative locali di singoli comuni o municipi delle grandi città. Anzi, gli allevamenti sono sempre più intensivi e concentrati. 

Sono passati due anni dal deposito alla Camera della proposta di legge “Oltre gli allevamenti intensivi – Per una transizione agroecologica della zootecnia”, promossa da Terra! insieme a Greenpeace Italia, WWF Italia, Lipu e ISDE – Medici per l’Ambiente. Due anni in cui il sistema è rimasto sostanzialmente fermo, mentre i problemi che quella proposta intende affrontare si sono aggravati.

La situazione degli allevamenti intensivi in Italia

In Italia si allevano ogni anno circa 650 milioni di avicoli, mentre il comparto zootecnico conta milioni di bovini e suini. C’è però un altro dato molto interessante e che deve far riflettere: negli ultimi anni il numero degli allevamenti è diminuito in modo significativo. Questo significa che le strutture rimaste sono sempre più grandi e intensive, mentre a chiudere sono soprattutto le piccole aziende e gli allevamenti familiari, progressivamente schiacciati da un sistema che premia la concentrazione e l’industrializzazione. Un costo economico e sociale notevole, che si somma ai rischi per la salute. 

Anche su questo fronte, i numeri parlano chiaro. Proprio in questi ultimi due anni, nel nostro paese, a causa dell’aviaria, sono stati abbattuti oltre 7 milioni e mezzo di avicoli, a fronte di circa 150 focolai. Un’emergenza sanitaria che si traduce anche in sostanziosi espborsi economici, con decine di milioni di euro di fondi pubblici che vengono impiegati per abbattimenti, smaltimenti e rimborsi. Risorse che intervengono sull’emergenza, senza però incidere sulle cause strutturali che rendono il sistema fragile e vulnerabile. Il punto è proprio questo: non siamo di fronte a eventi isolati, ma a un modello che continua a produrre criticità.

L’alternativa possibile

Eppure, un’alternativa esiste. A dimostrarlo sono sempre più amministrazioni locali che, di fronte all’inerzia della politica nazionale, stanno iniziando a prendere posizione. Comuni come Gonzaga e Pavia hanno introdotto strumenti urbanistici che limitano l’espansione degli allevamenti intensivi, riconoscendone l’impatto sul territorio e sulla qualità delle produzioni locali. E anche nelle grandi città si muove qualcosa: i Municipi XI di Roma e VI di Milano hanno approvato mozioni di sostegno alla proposta di legge “Oltre gli allevamenti intensivi”, unendosi ad altri dodici comuni italiani che hanno già fatto lo stesso nei mesi scorsi. Un segnale politico chiaro, che chiede al Parlamento di aprire finalmente una discussione su un tema non più rinviabile. Perché oggi il punto non è solo ambientale. È sanitario, economico, sociale. Riguarda la tenuta delle filiere agricole, la qualità del cibo, la gestione delle risorse pubbliche e la salute delle persone.

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Nonostante il sostegno di 23 parlamentari di diverse forze politiche, però, la proposta di legge è ancora ferma in Commissione Agricoltura. Per questo, come associazioni promotrici, abbiamo scritto ai parlamentari chiedendo un atto di responsabilità per avviare il confronto, entrare nel merito e dare finalmente spazio a una transizione agroecologica della zootecnia. Continuare a intervenire solo in emergenza significa accettare che le crisi si ripetano. Cambiare modello, invece, vuol dire affrontarne le cause e  iniziare, finalmente, ad andare oltre gli allevamenti intensivi.

Il nostro impegno contro gli allevamenti intensivi

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