Il contesto dei cambiamenti climatici in Italia

Pubblicato da Redazione

il 20/10/2026

Questo è un estratto dal nostro rapporto "Il cibo scotta - Gli effetti della crisi climatica su lavoro, agricoltura e filiere" che puoi scaricare gratuitamente cliccando qui.


Quali impatti avranno i cambiamenti climatici in Italia?

L’Italia vive dentro uno dei principali laboratori a cielo aperto della crisi climatica: il Mediterraneo, una delle aree del Pianeta dove il riscaldamento procede più rapidamente e gli effetti sull’agricoltura sono già visibili. Tra il 1981 e il 2024, la temperatura media in Italia è cresciuta di circa 0,42°C ogni dieci anni e le proiezioni climatiche concordano su un punto: nel breve-medio periodo (2021-2050) l’aumento di temperatura è atteso ovunque sul territorio nazionale, fino a 2°C rispetto al periodo 1981-2010. Per l’agricoltura, oltre all’aumento delle temperature medie, gli aspetti più rilevanti degli scenari al 2050 riguardano tre fenomeni specifici:

Agricoltura e crisi climatica, un legame che mette a rischio il nostro cibo

C’è però un aspetto da sottolineare: gli effetti sull’agricoltura non saranno uniformi né necessariamente lineari. Un riscaldamento moderato può produrre benefici temporanei per alcune colture e in alcuni territori, allungando la stagione vegetativa o riducendo i danni da gelo. Oltre determinate soglie termiche e idriche, tuttavia, le rese possono diminuire rapidamente. Per mais, grano duro e vite, gli studi disponibili individuano soglie critiche comprese indicativamente tra 28 e 32°C, diverse secondo la coltura (maggiore sensibilità dei cereali alle temperature elevate rispetto alla vite) e la fase produttiva. Nelle aree costiere, l’innalzamento del livello del mare può inoltre aumentare il rischio di erosione e di intrusione salina nelle falde e nei terreni agricoli. Nel periodo 2021-2050 l’innalzamento atteso rispetto al trentennio 1981-2010 varia da circa 7 cm nelle sottoregioni adriatiche e nello Ionio a circa 9 cm nel Tirreno e nel Mediterraneo centro-occidentale; a fine secolo l’aumento medio previsto è compreso tra circa 0,43 e 0,84 metri, a seconda dello scenario emissivo.

Questi cambiamenti combinati — più caldo, meno acqua disponibile d’estate, più eventi estremi — espongono l’intera agricoltura italiana a un rischio crescente, che assume forme diverse nei territori. Il Mezzogiorno e le Isole risultano particolarmente vulnerabili alla scarsità idrica, alle temperature elevate e alla minore capacità economica di assorbire gli shock. Nella Pianura Padana, l’intensità produttiva, il crescente fabbisogno irriguo, lo stress termico degli allevamenti e l’esposizione a precipitazioni intense rappresentano fattori di rischio altrettanto rilevanti.


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