Green Deal europeo per l’agricoltura, una rivoluzione smontata dalle lobby

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il 04/08/2026

Nato nel 2019 come pilastro strategico per la sostenibilità europea, il Green Deal prometteva una trasformazione radicale del sistema agroalimentare attraverso la strategia Farm to Fork. Tuttavia, a sette anni dal lancio, quel progetto ambizioso appare profondamente ridimensionato. L'architettura verde dell'Unione è stata smantellata pezzo per pezzo dalla pressione delle lobby agricole, dalle contingenze politiche e dalle crisi internazionali, rivelando un piano costruito ad arte per attaccare le politiche ambientali.

L'11 dicembre 2019, la Commissione Europea ha presentato ufficialmente il Green Deal. L'obiettivo era trasformare l'Unione in un'economia moderna ed efficiente, a impatto climatico zero entro il 2050, disaccoppiando la crescita economica dal consumo di risorse naturali. Una rivoluzione, almeno sulla carta. Il punto di forza del Green Deal risiedeva nel suo carattere trasversale: non un insieme di misure isolate, ma una cornice strategica capace di influenzare energia, industria, edilizia, mobilità, biodiversità e, naturalmente, il sistema agroalimentare. Ogni politica UE doveva contribuire a questi obiettivi, spaziando dalla regolamentazione agli investimenti fino alla diplomazia internazionale. Oggi, a sette anni di distanza, la realtà è diversa: il Green Deal ha smarrito molti dei suoi pezzi più pregiati, stritolato dalle pressioni delle lobby e dalle incertezze dei governi. Tra tutti i capitoli, quello che ha subito il ridimensionamento più marcato è la Farm to Fork Strategy.

Green Deal e Farm to Fork: la promessa di una rivoluzione

Presentata ufficialmente nel maggio 2020, la Farm to Fork Strategy divenne il pilastro operativo con cui l'Unione puntava a ridisegnare l'intera filiera alimentare. Ben più di un semplice manifesto d'intenti, si configurava come una tabella di marcia stringente che integrava nel Green Deal la sua componente più concreta: trasformare i processi di produzione, distribuzione e consumo del cibo, riducendo l'impronta ambientale del settore senza compromettere la sicurezza degli approvvigionamenti.

Quattro erano i target fondamentali fissati da Bruxelles:

La strategia faceva leva sulla sua capillarità lungo l'intera filiera. 

Sul fronte della produzione, l'UE promuoveva l'agricoltura di precisione e il “carbon farming”, remunerando gli agricoltori per le attività di stoccaggio del carbonio nel suolo.

Industria e grande distribuzione erano poi chiamate a ripensare i propri prodotti: 

Sul lato del consumatore, invece, la strategia puntava su un'etichettatura nutrizionale chiara e sull'estensione dell'obbligo di indicare l'origine geografica anche alle materie prime usate negli alimenti trasformati, come carne e latte. Infine, il documento affrontava lo spreco alimentare, con l'obiettivo di dimezzare i rifiuti di cibo pro capite entro il 2030, anche attraverso la revisione delle diciture di scadenza, distinguendo meglio il termine tassativo di consumo ("da consumare entro") dal semplice suggerimento di qualità (“preferibilmente entro"), oggi causa di gettito prematuro di cibo ancora edibile.

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L’ambizione del progetto si è tuttavia scontrata rapidamente con la resistenza di chi temeva di perdere privilegi consolidati. In breve tempo, una serie di fattori ha iniziato a minare la tenuta del Green Deal e della strategia Farm to Fork. 

Il primo segnale di cedimento è giunto con la guerra in Ucraina. Come documentato nel libro L'ipocrisia dell'abbondanza (Fabio Ciconte, Laterza 2023), lo scoppio del conflitto nel febbraio 2022 ha inaugurato una fase in cui le misure ambientali sono state sistematicamente etichettate come un lusso insostenibile per l'Europa. È divenuto emblematico l'allarme sul grano bloccato alle frontiere, utilizzato per invocare interventi di sovranità alimentare e la messa a coltura di 4 milioni di ettari di aree destinate alla tutela della biodiversità. Eppure, l'Europa produceva (e produce) grano a sufficienza per i propri cittadini (come abbiamo raccontato anche nella prima puntata del podcast Innesti). Era l'inizio di una strategia comunicativa che contrapponeva artificialmente agricoltura e ambiente, cavalcata da destre e lobby agricole in vista delle elezioni europee del 2024. 

In questo contesto, le proteste dei trattori, esplose all'inizio del 2024, sono diventate il grimaldello per accelerare la retromarcia. 

A febbraio 2024, la Commissione ha ritirato la proposta di regolamento SUR sui pesticidi, già bocciata in prima lettura dal Parlamento europeo, facendo cadere il pilastro più ambizioso di Farm to Fork. Due mesi dopo, ad aprile, il Parlamento ha approvato a larghissima maggioranza (425 voti a favore, 130 contrari) la revisione della PAC: cancellata la rotazione obbligatoria delle colture, azzerati i controlli sulle condizionalità ambientali per le aziende sotto i 10 ettari (cioè il 65% del totale), eliminato l'obbligo di lasciare il 4% dei seminativi alla natura. Un voto che smantellava in modo definitivo l'architettura verde del comparto agricolo. A giugno 2024 è passata la Nature Restoration Law, ma già ridimensionata rispetto alla proposta originaria e approvata con il voto contrario dell'Italia. Nel febbraio 2025, il documento di Visione per l'Agricoltura e l'Alimentazione della Commissione ha deluso le aspettative, omettendo proprio le raccomandazioni più significative: la tutela delle piccole aziende, la condizionalità sociale vincolante e la riduzione degli allevamenti intensivi.

La necessità di denunciare questo “tradimento” ci ha spinto a confezionare, nel giugno 2025, il report La transizione tradita, in cui abbiamo ricostruito l'intera parabola: sotto la pressione delle lobby agroindustriali, delle crisi internazionali e delle proteste strumentalizzate, l'Europa ha smantellato proprio le misure che avrebbero reso l'agricoltura più resiliente, senza che questo portasse maggiore stabilità agli agricoltori. 

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Ma la caduta libera non era finita. Sempre nel luglio 2025, la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, presentava il nuovo bilancio UE 2028-2034. Si scopriva, così, che il fondo agricolo scendeva da 380 a 300 miliardi di euro, che spariva la storica divisione della PAC in due pilastri; che nasceva un Fondo unico per accorpare agricoltura e altre politiche. A ottobre 2025, poi, è stata di nuovo la PAC a finire nel mirino del Parlamento europeo che ha votato un pacchetto di semplificazione con cui sono state abolite le norme contro l'erosione dei suoli e le salvaguardie per le praterie nei siti Natura 2000. È quello che, insieme ad altre 12 associazioni, abbiamo definito un autogol, capace di sacrificare il patrimonio naturale su cui si regge la stessa agricoltura di domani. Peraltro, la nuova versione della PAC è andata incontro anche alla bocciatura da parte della Corte dei Conti europea, che ha denunciato un'architettura legale confusa, una governance debole, l'assenza di un audit trail sui fondi.

A dicembre 2025, la Commissione ha rilanciato sul fronte pesticidi con il VI pacchetto Omnibus, introducendo la proposta di autorizzazioni potenzialmente illimitate per i fitofarmaci, la fine delle rivalutazioni periodiche ogni 10-15 anni e il raddoppio dei periodi di tolleranza per le sostanze già bandite, da 1,5 a 3 anni. Si è trattato di una vera semplificazione avvelenata, giunta peraltro mentre la Corte di Giustizia sollevava dubbi sulle autorizzazioni al glifosato. Pochi mesi dopo, uno studio pubblicato su Nature, condotto su 373 siti in 26 Paesi, ha certificato che il 70% dei suoli europei è già contaminato da residui di pesticidi.

L'inchiesta di Guardian e GRILLED su Copa-Cogeca

A metà luglio 2026, un'inchiesta del Guardian condotta insieme al progetto di giornalismo investigativo GRILLED ha dato un nome e un volto a chi ha orchestrato, almeno in parte, questo smantellamento: Copa-Cogeca, la federazione che riunisce le principali organizzazioni agricole e cooperative europee e che si descrive come la voce di 22 milioni di agricoltori nel continente. Decine di documenti interni (verbali di riunioni, note strategiche, corrispondenza) ottenuti dai due team giornalistici mostrano dall'interno una macchina di lobbying che ha lavorato per anni con un accesso istituzionale straordinario. Rappresentanti di Copa-Cogeca hanno ottenuto posti nei gruppi consultivi UE su sistemi alimentari sostenibili, rimozione del carbonio, benessere animale e farmaci veterinari, mentre commissari come Janusz Wojciechowski e Valdis Dombrovskis hanno partecipato agli eventi della stessa organizzazione.

L'archivio, che parte dal gennaio 2021 (quindi pochi mesi dopo la presentazione della Farm to Fork), racconta una strategia messa a punto già nel febbraio di quell'anno, quando l'allora segretario generale di Copa-Cogeca, Pekka Pesonen, indicava ai membri come difendere prodotti controversi come il foie gras e le pellicce "allo stesso modo del tabacco". Ma il bersaglio principale resta la proposta di dimezzare l'uso dei pesticidi. Secondo Thomas Waitz, eurodeputato austriaco dei Verdi nella commissione Agricoltura del Parlamento europeo, Copa-Cogeca si è concentrata su un obiettivo preciso: ostacolare, ritardare e infine affossare il regolamento sull'uso sostenibile dei pesticidi.

I verbali rivelano la tattica adottata: nel 2022, la richiesta di una nuova valutazione d'impatto ha fatto slittare l'iter legislativo di sei mesi. A questa si è aggiunta la bocciatura di un rapporto del Parlamento europeo sulla proposta, nonché la presentazione agli ambasciatori UE di studi privati sui costi economici, che gli Stati membri avrebbero accolto, stando alle note, con comprensione. Un appunto del settembre 2022 è ancora più esplicito sul calcolo politico: le elezioni europee sono nel 2024, si legge, e tenere bloccata la proposta fino ad allora diventa la linea da seguire. I documenti mostrano inoltre pressioni dirette sulle rappresentanze permanenti degli Stati membri per sostenere il rinnovo della licenza al glifosato, l’erbicida che l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell'OMS classifica come probabile cancerogeno.

La strategia non si è però fermata alla legge sui pesticidi. Secondo l'archivio raccolto da GRILLED, Copa-Cogeca ha lavorato anche per indebolire la direttiva sulle emissioni industriali evitando che includesse gli allevamenti bovini più grandi e intensivi, e ha coordinato l'opposizione alle proposte di limitare i finanziamenti pubblici alla promozione della carne. Alla vigilia delle elezioni europee di giugno 2024, in un incontro riservato di alto livello, la linea dell'organizzazione si sintetizza in quattro parole: abrogare il Green Deal. La legge sui pesticidi che quella strategia aveva preso di mira viene formalmente ritirata dalla Commissione l'8 febbraio dello stesso mese. Le date sono molto più che coincidenze. 


Fonti:

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