Pubblicato da Valentino Affinita
il 22/05/2026
Oggi il mondo del cibo dà il suo addio a Carlo Petrini. Il fondatore di Slow Food che per oltre quarant’anni ha portato avanti un impegno politico per trasformare i sistemi alimentari in chiave più equa.
Quando nel 1986 Petrini annunciò sul Gambero Rosso la nascita di Arcigola - poi Slow Food nel 1987 -, il mondo era un posto molto diverso da quello che è oggi. L’incidente di Chernobyl aveva dato il via a una nuova onda di partecipazione e mobilitazione intorno ai temi dell’ambientalismo. Allo stesso modo, il movimento pacifista era sempre più forte e capace di coinvolgere milioni di persone in tutta Europa nel pieno della Guerra Fredda.
Anche il mondo del cibo era in fermento. In Italia apriva il secondo McDonald’s, nel cuore della Capitale, con tutto il clamore che poteva produrre l’arrivo della catena di fast food che avrebbe, a modo suo, rivoluzionato il modo in cui ci nutriamo. Era lo stesso anno del tragico scandalo del metanolo che mise in discussione l’intero comparto vinicolo italiano. Questi fatti imponevano importanti riflessioni su come il cibo veniva prodotto, trasformato e consumato.
Petrini, che era militante nella sinistra extraparlamentare già durante gli studi all’Università di Trento, maturò una felice intuizione capace di cogliere il fermento di quegli anni: il cibo può essere un pezzo di quel cambiamento che vogliamo vedere. Le battaglie politiche, ambientaliste e pacifiste, potevano contare su un nuovo movimento che avrebbe dato forza alle istanze comuni. Il modo in cui la società si nutre non è più un fatto da subire passivamente, ma un campo politico su cui battersi.
Fin da subito Slow Food ha avuto uno sguardo internazionale, un movimento capace di portare all’attenzione dell’opinione pubblica l’importanza di una necessaria trasformazione dei sistemi alimentari. E in questo Carlo Petrini è stato certamente un pioniere, una persona capace di coniare un nuovo vocabolario sul cibo, alla portata di tutti. Se parlare di cibo, oggi, vuol dire parlare di territori, di tutela delle piccole aziende agricole, di biodiversità, è anche grazie alle sue intuizioni, che hanno tracciato orizzonti comuni, assegnando al cibo un valore politico e sociale.
Una rivoluzione che continua a coinvolgere centinaia di migliaia di persone nel mondo. Che ha avuto tanti meriti (il movimento internazionale di Terra Madre, la creazione di un corso di laurea ormai diffuso in tutta Italia proprio su questi temi, la sensibilizzazione capillare sui territori) ma che non è esente da errori e piccoli inciampi, come tutti i percorsi impegnativi e collettivi.
Il pensiero di Petrini ha aperto un importante spazio. Tanti movimenti, realtà e reti hanno scelto di intraprendere battaglie sui temi del cibo. Una collettività sempre più forte, che continua a impegnarsi ogni giorno per un sistema alimentare più sostenibile per il pianeta e più giusto per le persone. E’ l’impegno di chi crede che cambiare il modo in cui il cibo è prodotto, trasformato, distribuito e consumato sia una delle sfide più importanti del nostro tempo.
Terra! si stringe intorno alla grande comunità di Slow Food, che oggi perde un’importante guida. Da oggi porteremo avanti le nostre tante battaglie comuni con un pensiero rivolto anche a Carlin Petrini. A lui dobbiamo un importante ringraziamento.