Genova contesa, tra la memoria del G8 e l’avvento di Vannacci

Pubblicato da

il 18/07/2026

Nei giorni in cui si ricorrono i 25 anni dal G8 di Genova 2001, con le sue utopie e le sue repressioni violente, la città ligure, storicamente operaia e antifascista, si riscopre insidiata dalle sirene di una destra radicale, razzista, securitaria, ben incarnata dal generale Vannacci.

A venticinque anni dal G8 di Genova, quella memoria continua a interrogare il presente e il modello di società che vogliamo costruire. Decine di migliaia di persone decisero di contestare il summit dei grandi della terra riuniti nel G8. Democrazia, diritti umani, partecipazione, giustizia sociale e giustizia climatica: erano queste le parole d’ordine di quella protesta, destinata a cambiare il volto della politica e della militanza in questo paese. Questioni che restano ancora aperte oggi, a 25 anni da quei giorni indimenticabili, che tornano al centro del dibattito di fronte alle scelte politiche attuali. 

Biodiversità e globalizzazione: una lezione di resilienza

In questa prospettiva, anche due recenti provvedimenti dell'Unione europea – il regolamento che accelera le procedure di rimpatrio dei migranti irregolari e la nuova disciplina sulle Nuove Tecniche Genomiche (NGT) – invitano a riflettere sul rapporto tra (bio)diversità, società globalizzate, controllo e resilienza. Pur riguardando ambiti profondamente diversi, entrambi pongono interrogativi sul modo in cui le istituzioni affrontano la complessità e sul valore attribuito alle marginalità nelle politiche pubbliche.

L'ecologia offre una risposta chiara. Gli ecosistemi più ricchi di biodiversità sono anche i più resilienti: la varietà delle specie consente di adattarsi ai cambiamenti, rigenerarsi e resistere agli stress ambientali. Lo stesso principio vale per le società umane. Il pluralismo culturale, sociale e linguistico rappresenta una risorsa che rafforza la capacità di innovare, cooperare e affrontare le crisi.

Da questa prospettiva, l'inasprimento delle politiche di rimpatrio rischia di limitare le opportunità di inclusione e di impoverire il patrimonio umano, culturale e relazionale che nasce dall'incontro tra persone e comunità diverse. Allo stesso tempo, il dibattito sulle NGT richiama l'esigenza di coniugare innovazione e tutela della biodiversità, senza dimenticare che lo sviluppo tecnologico deve procedere insieme alla salvaguardia della biodiversità, essenziale per la sicurezza alimentare e l'adattamento ai cambiamenti climatici.

La politica della paura

Questa riflessione riguarda anche ciò che sta accadendo a Genova. Negli ultimi mesi sono aumentate iniziative e ronde che prendono di mira ragazze e ragazzi minorenni arrivati in Italia senza la protezione della propria famiglia: bambini e adolescenti titolari di diritti riconosciuti dall’ordinamento italiano e internazionale.

Gli episodi avvenuti recentemente a Genova Sestri Ponente dimostrano come l'insicurezza possa essere alimentata proprio da chi dichiara di volerla contrastare. Quando la paura viene trasformata in contrapposizione e i soggetti più vulnerabili diventano capri espiatori, il risultato non è una maggiore sicurezza, ma un aumento della conflittualità sociale e un indebolimento della convivenza democratica.

Quello che continua ad accadere a Genova racconta però anche qualcosa di più profondo della semplice contestazione di piazza. La città, tradizionalmente identificata con una forte cultura antifascista e operaia che ha guidato le manifestazioni in solidarietà con la Palestina nell’autunno scorso, negli ultimi mesi ha visto crescere il consenso verso una destra radicale capace di intercettare paure, senso di abbandono e sfiducia nelle istituzioni. La lunga crisi industriale, l'invecchiamento della popolazione, le difficoltà economiche di molti quartieri e la progressiva trasformazione del tessuto sociale hanno lasciato spazio a un discorso politico che fa della sicurezza, dell'identità e dell'opposizione all'immigrazione i propri punti di forza. In questo contesto Roberto Vannacci trova un terreno più fertile di quanto ci si aspetterebbe da una città simbolo della Resistenza. Il fatto che anche sabato 11 luglio Genova sia stata nuovamente blindata per il suo arrivo, con un massiccio dispiegamento di forze dell'ordine e manifestazioni contrapposte, conferma come la sua presenza riesca ormai a polarizzare il dibattito pubblico: da un lato una mobilitazione antifascista ancora viva e radicata, dall'altro una crescente capacità della destra identitaria di occupare lo spazio politico e mediatico cittadino. 

Ricordare il G8 di Genova oggi significa anche scegliere da che parte stare. Difendere la biodiversità, contrastare le discriminazioni e promuovere l'inclusione non sono battaglie separate: appartengono alla stessa idea di giustizia sociale e ambientale che un’intera generazione portò a Genova venticinque anni fa. Come negli ecosistemi, è la ricchezza delle differenze – e non la loro uniformazione – a rendere una comunità più forte, più resiliente e più capace di affrontare le sfide del futuro.

 

Silvia Cama

 

Immagine di copertina di Wikipedia Common

? Preferenze Cookies