Mense scolastiche, il Comune di Roma presenta il nuovo bando

Pubblicato da Redazione

il 03/08/2026

mensa scolastica

Roma Capitale ha pubblicato il nuovo bando quadriennale per la ristorazione scolastica. Nel testo compaiono diverse richieste avanzate dal Tavolo Mense Scolastiche del Consiglio del Cibo di Roma: dai criteri anti-caporalato nella filiera agricola ai menù senza cibi ultraprocessati, fino al progetto "Cucine aperte".

Che cosa c'entrano le mense scolastiche con la transizione ecologica, con il caporalato,, con il futuro delle filiere agroalimentari? Molto più di quanto sembri. E il bando presentato da Roma Capitale per il servizio di ristorazione scolastica lo dimostra. Si tratta del bando più grande d’Europa nel settore: 766 milioni di euro, quasi 24 milioni di pasti l'anno, 816 strutture coinvolte, tra scuole e servizi educativi. Numeri che rendono chiaro quanto un bando del genere non possa essere derubricato a questione minore, da addetti ai lavori, interessante solo nel recinto dell’assessorato alla scuola. Tutt’altro: è un’iniziativa destinata ad avere un impatto concreto e profondo sull’impianto complessivo delle food policy a Roma. Ed è anche la cartina di tornasole di ciò che in questi anni si è provato a costruire sul tema. Un lavoro che come Terra! seguiamo in prima linea, anche e soprattutto all’interno del Consiglio del Cibo di Roma. Un lavoro importante, che comincia a dare i suoi frutti. Non a caso, il bando ha recepito alcune richieste emerse proprio in seno al Tavolo Mense Scolastiche del Consiglio del Cibo. Un risultato importante che fa il paio anche con l’avvio del percorso per il Piano del Cibo della Capitale, uno strumento di governance più ampio che guarda al sistema alimentare della città nel suo complesso (mercati, produzione, disuguaglianze, ristorazione collettiva)..

Diritti, salute e sostenibilità nelle mense scolastiche

Scorrendo i criteri con cui il bando assegna i punteggi, il dato più significativo riguarda il lavoro agricolo. Il testo, infatti, introduce punteggi premiali per le imprese che si riforniscono da aziende iscritte alla Rete del Lavoro Agricolo di Qualità, che rappresenta il bollino pubblico anti-caporalato, e da terreni confiscati alle mafie. Per un appalto che serve 150mila pasti al giorno, significa usare la leva della domanda pubblica per spingere fuori dal mercato chi sfrutta manodopera agricola, e per dare sbocco commerciale ai prodotti della legalità.

Sul fronte della salute e dell’educazione alimentare, invece, il bando esclude i cibi ultraprocessati e conferma un menù interamente vegetale una volta al mese. Una previsione accompagnata da percorsi di formazione destinati ai cuochi, per aiutarli a rendere più gradevoli per bambini e bambine i piatti a base di verdure, cereali e legumi, nella consapevolezza che un menù green “sulla carta” ma che i più piccoli non mangiano non serve a niente. 

Infine, il bando prevede criteri anti-spreco (con ulteriore formazione dedicata a cuochi, personale e famiglie), un impegno a organizzare menu a chilometro zero e ricette con prodotti da agricoltura sociale, e l’inaugurazione del progetto "Cucine aperte", per far diventare le mense scolastiche spazi di comunità anche fuori dall'orario di refezione.

La strada lunga vero la trasparenza

Fin qui, le proposte recepite in pieno. C’è poi spazio anche per proposte che il Campidoglio ha fatto sue solo in parte e per quelle completamente ignorate. È il caso della frutta fuori calibro, oggetto di una recente campagna di sensibilizzazione di Terra!, “Oltre la buccia”. Il bando prevede quattro giornate l'anno dedicate ai prodotti "brutti ma buoni", cioè perfettamente commestibili e gustosi ma scartati dalla grande distribuzione per motivi estetici. Un passo nella direzione giusta, ma lontano dalla sistematicità che avremmo voluto vedere. Nessun riscontro, invece, sulla carne da pascolo, allevata con modelli a basso impatto.

Firma la petizione per far entrare la frutta fuori calibro nei supermercati

Il prossimo importante passo da fare, poi, sarà quello della trasparenza. Infatti, solo attraverso dati pubblici e accessibili sui prodotti utilizzati, i livelli di spreco alimentare, la gradibilità dei piatti, gli indicatori ambientali, si potrà verificare l’efficacia di bandi come questo e le prossime, possibili azioni da implementare.

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